Grosseto, 9 set — A Direzione Rivoluzione 2022, festa nazionale di CasaPound Italia, compare tra gli ospiti anche Claudio Siniscalchi, storico del cinema ed esperto di avanguardie. In questa occasione ha presentato il suo volumetto su Filippo Tommaso Marinetti, tredicesima puntata della collana “I Grandi Italiani” (disponibile nella nostra edicola online) A margine della conferenza, Siniscalchi ha scambiato due chiacchiere con la nostra redazione.

Cosa vuol dire parlare di Marinetti nel 2022? 
«Marinetti ha inventato l’arte italiana moderna. Il futurismo è stata la più grande delle avanguardie non soltanto italiane ma europee, e quindi mondiali. Ancora oggi rappresenta una delle grandi attrazioni dell’arte italiana. Marinetti è stato un grande precursore dell’arte intesa non solo come rappresentazione, ma come partecipazione dell’artista alla vita del proprio tempo. Egli infatti non si preoccupava solo della pittura e della scultura, ma anche della cucina e della moda, inventando la concezione dell’arte come la conosciamo oggi. Per esempio, i gadget che Marinetti aveva concepito in maniera primitiva, oggi si vendono a margine di ogni mostra, negli shop».

Marinetti sosteneva che il futurismo dovesse morire e lasciare spazio agli artisti dell’avvenire. Secondo te, oggi esistono ancora le avanguardie?
«Molti dicono che viviamo un’avanguardia di massa, il capovolgimento di quello che Marinetti pensava, ma in realtà aveva ragione lui, aveva intuito che il momento di esplosione fosse finito e che fosse arrivato qualcosa di nuovo, ma non più avanguardistico rispetto al suo operato».

Qual è il messaggio più potente che ci viene dalla vita e dall’opera di Marinetti? Cosa c’è di attuale?
«Marinetti è un rivoluzionario. La rivoluzione è l’unico elemento che segna la necessità di proseguire perché, se il mondo rimane stabile e fedele a sé stesso, finisce. Marinetti pensava che la rivoluzione fosse la vera grande avventura del Novecento. C’è riuscito e credo che la vera grande avventura del XXI secolo è quella di essere marinettiani, cioè rivoluzionari».

Valerio Benedetti

 

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