Roma, 3 nov – E’ da sempre uno dei simboli più usati e abusati dal cinema ai fumetti, fino alle band e alle sottoculture musicali. Icona vichinga per eccellenza, il martello di Thor rievoca antiche battaglie e biondi guerrieri che solcavano i mari d’Europa alla conquista di nuove terre in attesa del Ragnarǫk. In questi giorni, gli archeologi svedesi hanno rinvenuto in patria un antico amuleto raffigurante il celebre Mjöllnir. La scoperta è avvenuta a Ysby, in Svezia, nella provincia sud-occidentale di Halland, dove mai prima d’ora sono stati rinvenuti simili reperti. Con buone probabilità, la reliquia pagana risale al X o XI secolo, in pena tarda età vichinga. Forgiato in piombo, esso potrebbe essere stato argentato o dorato; enigma che sveleranno presto le ricerche sul manufatto.

il ritorno del martello di Thor in Svezia

Delle dimensioni assai diverse rispetto quelle del Martello che il dio Thor impugna nelle saghe norrene, questo amuleto misura 3cm ed è dotato di un foro nella parte del manico. Probabilmente veniva indossato al collo, come ciondolo sacro, oppure ad un bracciale o a un anello. Nonostante in Scandinavia non siano rari simili ritrovamenti, questo Mjöllnir è unico nel suo genere proprio in relazione al luogo nel quale è stato trovato. Come avvenne per il resto della Svezia, infatti, l’area di Holland subì la cristianizzazione forzata che prevedeva la rimozione delle simbologie politeiste vichinghe. Ossa al momento non ne sono state trovate; il che escluderebbe piste legate a sepolture, sacrifici o omicidi. Forse il martello del dio della guerra nordico venne abbandonato o seppellito dal suo proprietario, per essere salvato dalla distruzione iconoclasta ad opera dei nuovi guerrieri cristiani. Ma nel corso degli scavi svedesi, oltre a questo meraviglioso martello di Thor perfettamente conservato, gli archeologi hanno scoperto anche scaglie di selce, vasellame nero e un raccordo in metallo che potrebbe risalire all’età vichinga o al periodo alto-medievale.

Il Mjöllnir degli dei norreni

Nella mitologia norrena, Mjöllnir era il martello di guerra di Thor, dio dei fulmini e della guerra. L’Edda in di Snorri Sturluson narra che il potente oggetto venne realizzato dal nano Sindri per Thor, per una sfida contro il dio Loki su chi avesse potuto forgiare l’arma più bella e potente di Asgard, la città degli dèi. Il suo simbolismo teologico è comparabile a quello del Vajra vedico, raffigurato con fulmine o diamante, arma di Indra. Ma nella sua simbologia il Mjöllnir si lega anche a simboli ancestrali come lo svastica; in Scandinavia e in Inghilterra, infatti, il martello di Thor era rappresentato anche in forma di croce uncinata. Esso rappresenta dunque l’oggetto magico che rievoca il principio divino originante. L’Edda di Snorri racconta che impugnando il Mjöllnir, il dio Thor “sarebbe stato in grado di colpire quanto fermamente volesse, qualsiasi fosse il suo bersaglio, e il martello non avrebbe mai fallito, e se lanciato a qualcosa, non l’avrebbe mai mancato e non sarebbe mai volato tanto lontano dalla sua mano da non poter tornare indietro, e, quando lo avesse voluto, esso sarebbe diventato tanto piccolo da poter essere custodito sotto la tunica”. Chissà che questa nuova scoperta, di un simbolo così profondamente radicato nella tradizione scandinava, non faccia riscoprire agli svedesi l’orgoglio per la propria identità, ormai sempre più minacciata dalle storture globalizzate e dalle perversioni meticce che dominano le sue grandi città.

Andrea Bonazza

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