Roma, 29 mar – Nel 2022 ricorre il 150esimo anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, il profeta della nuova Italia. L’occasione ideale, insomma, per ricordare il patriota genovese, che dedicò la sua intera esistenza alla causa dell’unità e dell’indipendenza della nazione. E invece, com’era purtroppo prevedibile, la ricorrenza è passata quasi del tutto inosservata. Peggio ancora: se qualcuno prova a rievocare la memoria di Mazzini e a parlare del suo messaggio lasciato in eredità agli italiani del futuro, c’è anche chi ti mette i bastoni tra le ruote. È proprio quello che è successo in un liceo della Brianza, l’Iss Europa Unita di Lissone.

Sessantottardi in rivolta

Come racconta Francesco Borgonovo nell’edizione odierna della Verità, il noto giornalista era stato invitato da un gruppo di studenti per parlare della figura di Mazzini: si sarebbe trattato, spiega Borgonovo, «di tre appuntamenti rivolti alle classi quarte e quinte, una ventina in totale. L’idea era quella di fornire qualche informazione biografica sul pensatore genovese e di provare poi a leggere assieme a ragazzi e ragazze alcuni brani dei suoi scritti». Apriti cielo: alcuni docenti hanno protestato perché il conferenziere sarebbe persona non gradita. Forse avrebbero preferito, chessò, un Eric Gobetti, preferibilmente senza contraddittorio.  

Ma non solo: gli studenti avevano intenzione di organizzare quest’incontro perché la memoria di Mazzini – come si legge nel verbale – avrebbe potuto «risvegliare le coscienze dei giovani in senso patriottico». A questo punto, è intervenuto direttamente il preside, che ha chiesto «come mai sarebbe Mazzini a risvegliare gli animi e non per esempio la Resistenza del 1943-45». La risposta, in effetti, sta già nella domanda. E non è finita qui: a parere del dirigente scolastico, «la questione è se si ritiene che la figura di Mazzini sia così attuale e centrale». In sostanza, sostiene il preside, il patriota genovese sarebbe un personaggio da rinchiudere in qualche tomo polveroso. Molto meglio far sorbire agli studenti l’ennesimo sermone resistenziale (di cui tutti hanno le palle piene per ovvi motivi).

Mazzini: un gigante in un’Italia di nani

La vicenda è talmente grottesca che si fa fatica a commentarla. Ma a questo punto, sì, forse ha ragione il preside di Lissone: questa Italia di professorini e gendarmi con il gessetto non se lo merita uno come Mazzini, il più grande rivoluzionario dell’Ottocento, il nemico pubblico numero uno di tutte le cancellerie reazionarie d’Europa. Un uomo che risvegliò coscienze sopite, che incendiò un’intera generazione e che fu costretto all’esilio e a ogni patimento per puro e genuino amor di patria. Troppo grande, Mazzini, per questi nani dello spirito.

A proposito: colgo l’occasione per informare i nostri lettori che, per i tipi di Eclettica, è da poco uscito l’ottimo Giuseppe Mazzini, un italiano: l’apostolo della Patria e del lavoro, di Francesco Carlesi, e che ad aprile sarà possibile acquistare – in abbinamento al Primato Nazionale – il quaderno dedicato proprio a Mazzini, il Profeta (vergato a quattro mani dal sottoscritto e dallo stesso Carlesi, e già disponibile nella nostra edicola). Da gustarsi, ovviamente, insieme al recente e meritorio Conservare l’anima: manuale per aspiranti patrioti, di Francesco Borgonovo.

Valerio Benedetti

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