Roma, 29 mar — Si è abbattuta una valanga di emendamenti — oltre 700 — sul testo dello ius scholae, cavallo di Troia dello ius soli; in prima linea compare la Lega, ben determinata a dare battaglia con 484 proposte di modifica presentate in commissione Affari costituzionali della Camera. «Siamo contrari al testo, non serve a nulla», è la lapidaria dichiarazione del capogruppo in commissione Igor Iezzi. La coalizione di centrodestra si è mostrata compatta sul no allo ius scholae, anche se gli altri partiti hanno presentato un numero più limitato di emendamenti (167  da Fratelli d’Italia, 10 da Forza Italia, 5 da Coraggio Italia).

Il cammino si preannuncia dunque denso di ostacoli. Nonostante ciò il presidente e relatore, il pentastellato Giuseppe Brescia, ha fatto sapere che nei prossimi giorni tenterà la strada della mediazione, incontrando «tutti i gruppi per definire possibili punti di incontro sulle diverse richieste di modifica».

Cosa prevede lo ius scholae

Il testo unificato presentato dal relatore prevede che possa acquistare previa richiesta la cittadinanza italiana «il minore straniero nato in Italia o che abbia fatto ingresso in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età, che abbia risieduto legalmente e senza interruzioni in Italia e abbia frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno 5 anni, uno o più cicli scolastici presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idonei al conseguimento di una qualifica professionale».

Le ragioni della Lega

Il Carroccio ha fatto sapere di avere presentato sia richieste di modifiche «ostruzionistiche», tra cui alcune soppressive, che mirano a far naufragare il testo, sia di modifiche «di merito», «nel tentativo di ridurre il danno», sottolinea Iezzi all’Agi. Ma ad ogni modo, per la Lega il testo non deve passare perché «è un modo surrettizio di regalare la cittadinanza italiana ai genitori stranieri», insiste. A oggi, «i bambini stranieri hanno gli stessi diritti dei bambini italiani, l’unica differenza sono appunto i genitori, che non sono italiani. Ma se riconosciamo ai bambini la cittadinanza italiana, cosa si fa ad esempio se i genitori devono essere espulsi? Li mandiamo fuori e lasciamo i bambini “orfani”?». In sunto la Lega è assolutamente contraria «alla legge», conclude Iezzi. Per il solito Pd invece la la legge rimane «una priorità». In antitesi alla Lega, «l’obiettivo è confermare l’impianto di fondo» del testo, «migliorandone alcuni aspetti per noi importanti».

Cristina Gauri

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