Roma, 28 dic – Una nuova affascinante scoperta archeologica, ci arriva in queste ultime battute del 2022 dalla vicina Francia, più precisamente all’estremo Sud della terra gallica, nella regione della Provenza. Nel corso di uno scavo di archeologia preventiva, i ricercatori dell’Inrap, l’Istituto nazionale di ricerca archeologica francese, hanno portato alla luce alcune tombe a Camp de Sarlier, nel territorio comunale di Aubagne, presso il dipartimento delle Bocche del Rodano. La zona è un famoso sito archeologico oggetto di ricerche da anni. Nel 2021 sono stati studiati due edifici, attribuiti al Neolitico medio (4600-3500 a.C.). Dopo il lavoro in profondità di un escavatore professionale, che ha rimosso gli strati di terra privi di rilevanza archeologica, con pochi colpi di cazzuola e a mano e pennello, dal sottosuolo è riemerso lo scheletro di un misterioso guerriero.

A raccontare la sensazionale scoperta alla stampa francese, sono stati direttamente gli archeologi dell’Inrap. “Durante le campagne del 2022 sono state indagate, tra le altre cose del cantiere di scavo, tre sepolture. Una di esse si trova sotto un tumulo di circa 10 m di diametro circondato da un fossato. In origine il monumento era probabilmente circondato da un anello di pietre. Le altre due sepolture non erano contrassegnate da un tumulo, ma il mobilio fornito è notevole”.

Le ricchezze indossate dal misterioso scheletro

Gli archeologi francesi spiegano allora le grandi ricchezze trovate nei misteriosi sepolcri. “Portava al polso un anello ritorto in lega di rame e una perla in materiale litico rinvenuta sulla spalla sinistra dell’individuo. Inoltre, nella fossa sepolcrale sono stati collocati anche due vasi in ceramica. L’ultima sepoltura è quella che ha fornito il maggior numero di suppellettili metalliche. Il defunto indossava infatti un torque con anello tubolare e estremità arrotolata, tre braccialetti su ciascuna caviglia e tre anelli per le dita dei piedi. Inoltre, vicino all’individuo sono stati trovati uno spillo e una grande urna di ceramica”.

Al momento del suo ritrovamento, lo scheletro indossava ancora la torque, il prestigioso collare antico usato da molte civiltà guerriere come, tra gli altri, Celti, Sciti, Reti e Camuni. Quest’ultima popolazione alpina, usava raffigurare la torque sulle famose pitture rupestri della Val Camonica, in alcuni casi associandole al dio Cernunnos. La torque è un monile a cerchio, aperto in un punto, che ricorda il famoso simbolo del serpente che si morde la coda.

Al via lo studio per la datazione dei reperti

Gli studiosi del settore, che già parlano di necropoli protostorica, presto riusciranno a fornirci una datazione precisa sulle sepolture, grazie alle indagini su materiale organico, carbonio 14, che saranno compiute in laboratorio, ma, a giudicare dai primi indizi, l’epoca storica nella quale visse l’enigmatico guerriero, dovrebbe essere quella dell’Età del Bronzo. “Gli allestimenti strutturano e delimitano nettamente i diversi spazi funerari. Per il tumulo e una sepoltura si tratta di un allineamento di buche di palo. Una struttura lineare delimitava quindi l’area dedicata ai defunti. Per la terza sepoltura, distante dalle altre due, blocchi allineati su circa 2 m potrebbero aver avuto la stessa funzione. “Questi resti recentemente studiati completano la nostra conoscenza dei riti funerari di questa fase cronologica. Inoltre, questi punti di scoperta mostrano un’influenza molto maggiore di quanto inizialmente previsto. Come minimo , la necropoli protostorica ora si estende su circa 1,3 ha”.

Andrea Bonazza

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