Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 27 giu – Nel primo numero della rivista mensile Il Primato Nazionale (ottobre 2017) parlando del multiculturalismo, ne indicavo due possibili ‘versioni’, l’una debole, essendo coerente con i princìpi delle democrazie liberali di stampo occidentale e quindi facilmente ‘addomesticabile’, l’altra invece forte, perché basata sulla radicale contestazione di quei princìpi e di quella tradizione storico-culturale, in quanto accusati di essere portatori di oppressione culturale e di rivelarsi meri strumenti di dominio del mondo occidentale sulle culture ‘altre’, grazie appunto ai suoi mistificanti ideali di universalità, neutralità, tolleranza ed eguaglianza.

Disgregare l’Occidente

La conclusione che ne traevo era molto semplice: il multiculturalismo ‘forte’ poteva condurre, come suo esito più che probabile, alla disgregazione del tessuto socio-culturale del mondo occidentale, stante l’impossibilità della convivenza all’interno del medesimo spazio socio-politico di differenze tra loro irriducibili quando non in aperto contrasto, richiamandomi alle acutissime osservazioni di Giovanni Sartori sulle prevedibili conseguenze dovute a società formate da culture tra loro reciprocamente estranee e fortemente disomogenee, e dunque prive di un collante comune e condiviso capace di tenerle assieme. E pluribus disiunctio (dai molti, lo smembramento), per riprendere la felice formula sempre di Sartori.

Il multiculturalismo è la negazione dei nostri valori

Queste riflessioni mi sono ritornate in mente alla notizia dell’imbrattamento della statua di Voltaire, che di quel mondo occidentale, per tutta una serie di ragioni troppo note per essere qui anche solo accennate, è uno degli ‘eroi’ eponimi. Ovviamente sono anche altrettanto note certe ‘intemperanze’ volterriane su africani, ebrei e musulmani (ma negli ultimi due casi riconducibili alla sua più generale avversione per il fanatismo monoteista), oggi sicuramente ‘urtanti’, ma non certo a tal punto da costargli la damnatio memoriae da parte di chi continua a immedesimarsi nella tradizione occidentale. Il problema posto da quel gesto è quindi di natura completamente diversa, perché nasce da un rifiuto tout court dei princìpi occidentali, essendo ciò possibile perché a farsene autore è chi si riconosce in un orizzonte culturale completamente ‘altro’, che di conseguenza legge la storia occidentale come un unico gigantesco processo di sfruttamento oppressione delle culture non-occidentali. Da qui, la chiara percezione di come sia pressoché impossibile la convivenza tra modelli così conflittuali.

Amico e nemico

Si tratta, per chiudere queste brevi note, di una diversa declinazione di quella concezione, su cui ha brillantemente scritto Valerio Benedetti, che vede l’uomo bianco in quanto tale colpevole di ogni male, e dunque, alla lettera, inemendabile; da qui l’assenza di spazi di compromesso o di possibili mediazioni. Eppure questo è in fondo positivo, perché come ha notato Adriano Scianca ci ricolloca in pieno in un contesto, chiaramente schmittiano, di amico-nemico, dove il nemico è colui che mette direttamente in discussione la nostra stessa esistenza. Di tutto questo occorre essere consapevoli, senza tentennamenti, distinguo pusillanimi o incertezze di sorta. E per chiudere davvero: chi scrive non è certo un amico dell’Occidente, ma tra Voltaire e movimenti di fanatici odiatori come il Black lives matter, non c’è un solo attimo di esitazione nello scegliere il grande francese.

Giovanni Damiano

2 Commenti

  1. È ora di renderci conto del salto qualitativo della, finora, solo fastidiosa invasione, se non nel caso di qualche atto terroristico, che comunque hanno fatto molte vittime innocenti. Ora é in atto un massiccio attacco ai Valori ed ai Simboli della Civiltà Occidentale. Quel che è più preoccupante è la passività, se non in alcuni casi il compiacimento è la solidarietà delle istituzioni (minuscolo d’obbligo) che hanno ragion di esistere, invece, in quanto garanti dell’ordine e della legalità, nonché del patrimonio culturale della Nazione, o meglio, del suo popolo, che si riconosce ed ama detti Simboli e Valori, obiettivi oggi della furia iconoclasta, disordinata, incoerente, livellatrice e magmatica. Un’orda di sardine, neo saraceni e nomadi che non nomadizzano!

  2. L’ uomo bianco sarà pure imperfetto, ma è grazie all’uomo bianco che l’umanità ha fatto un balzo evolutivo dal punto di vista scientifivo e tecnologico.
    E così anche l’estremo oriente…ma forse giapponesi, cinesi e coreani sono parenti stretti.
    Se ne facciano una ragione.