Roma, 14 nov – Frank Zappa disse dei critici musicali che erano “persone che non sanno scrivere, che intervistano persone che non sanno parlare, per un pubblico che non sa leggere”. Nel caso di Michela Murgia parliamo di una persona che non sa scrivere (a meno che non abbia qualche “fascista” da combattere) che parla di un politico che non sa scrivere, come Walter Veltroni che, presumibilmente, pubblica libri solo in quanto ha un parterre di aficionados – che, per essere fan di Veltroni, hanno gusti “peculiari” in fatto di libri. 

Veltroni, l'”assassino della letteratura”

Questa volta la scrittrice sarda esce un attimo dal suo cliché di nariciuta radical chic per sferrare un attacco senza precedente all’ex sindaco di Roma, reinventatosi prima regista, poi scrittore, con scarsi risultati. Questa volta l’amico Walter si è prodotto nientemeno che in un giallo: “L’unico assassinio è quello della letteratura e il colpevole non è il maggiordomo: è Veltroni” dichiara la Murgia dai microfoni di Radio Capital.

“Fai altro nella vita”

Una stroncatura in piena regola quella dell’autrice del fascistometro. La nuova fatica letteraria di Veltroni riporta il titolo Assassinio a Villa Borghese. La Murgia ne legge “dieci righe” nel corso della trasmissione Tg Zero. “Walter, ti prego, fai altro nella vita” lo supplica la paladina dell’antifascismo da salotto “non è assassinio a Villa Borghese, è assassinio della letteratura e il colpevole sei tu, non è il maggiordomo “. “Torna a fare politica. Eri meglio sindaco che come scrittore” conclude. Non abbiamo letto il giallo firmato da Veltroni ma siamo pronti a condividere la recensione della Murgia (difficilmente l’ex sindaco di Roma risulterà essere un novello George Simenon) ma una cosa non la condividiamo di certo: l’appello a tornare in politica. Ci manca solo Veltroni a rendere ancor più ridicola la sinistra italiana.

Ma pure la Murgia “rapper” non scherza

Tuttavia la Murgia farebbe bene a “volare basso” e a ricordarsi i suoi, altrettanto imbarazzanti, precedenti su Radio Capital. Ricordate quando imbastì quel teatrino con la (assai sospetta di taroccamento) “telefonata rap” del sovranista? Si era ai prodromi della censura con l’accetta di Zuckerberg, e il conduttore che affiancava la Murgia introdusse il terribile free style di risposta della giunionica scrittrice sarda dicendo: “Questi (sic) CasaPound protestano contro la chiusura dei loro profili”. Scimmiottando i rapper, la Murgia si produsse in una pantomima di raccoglimento atto a simulare il parto in diretta delle sue strofe rap. “Che brutto risveglio trovarsi censurati, ci son rimasti male gli amici camerati” canta la Murgia “bannati da Facebook fomentatori d’odio voi state ai social network come l’acqua all’olio”. “Per quanto sembri vasta la vostra violazione a me però non basta non siete un’opinione rappa ancora la Murgia, in maniera comica, ma non nel senso che avrebbe voluto: perché si vede chiaramente l’occhietto che sfugge su qualcosa – un cartello? Un rapper antifascista messo lì a fare il gobbo? Chissà! Resta il fatto che tra finti rapper e libri gialli da principianti, la cultura di sinistra, nonostante (o forse proprio a causa) di decenni di egemonia sta veramente raschiando il baratro – e cominciano a “litigare” tra di loro

Ilaria Paoletti

 

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