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Mussolini e gli inglesi: un’amicizia interrotta

by Claudio Siniscalchi
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Mussolini inglesi

La storia è un cantiere in perenne attività. Quando tutto appare prossimo alla conclusione, e la costruzione dell’edificio ultimata – comprese le rifiniture – si scoprono punti deboli. La lettura del nuovo saggio di Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella Nero di Londra (Chiarelettere), ad esempio, ribalta molti luoghi comuni e consolidate certezze. Come il rapporto tra Mussolini e gli inglesi: i due ricercatori hanno consultato l’archivio del capo del servizio di sicurezza militare Samuel Hoare. E dalle carte emerge una storia davvero interessante. Raccontiamola.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di novembre 2022

Nel 1917 l’Italia è a un passo dal collasso. La disastrosa sconfitta di Caporetto potrebbe piegare i difensori del cambio di casacca (da alleati degli Imperi centrali a neutrali a nemici) e spingerli alla resa. Giovanni Giolitti – convinto neutralista – era stato battuto, imprevedibilmente, dalla forza dirompente della piazza nazionalista e interventista, guidata dall’entusiasmo scatenato da Gabriele d’Annunzio. Cacciato da Roma, Giolitti si vendicherà del Vate cacciandolo da Fiume a suon di cannonate. Il «vecchio Palamidone», l’odiato «mestatore di Dronero», con la rotta di Caporetto potrebbe tornare in sella, alla guida del «partito tedesco», sostenuto da molti e potenti industriali.

I rapporti (altalenanti) tra Mussolini e gli inglesi

La resa dell’Italia muterebbe, con grande probabilità, l’esito della Grande guerra. Chiudendo il fronte italiano, gli austriaci sposterebbero la loro forza militare altrove, con esiti imprevedibili. Gli inglesi sono spaventati a morte da questa possibilità. La diplomazia – quella ufficiale, quella che si muove dietro le quinte – e i servizi di sicurezza militari allungano i loro tentacoli. Si danno molto da fare. Hanno una doppia preoccupazione: la possibile resa italiana e un possibile cambio di guardia pacifista in Francia. Questa seconda preoccupazione è, tutto sommato, debole. Il governo francese, animato da forte spirito nazionalista e sostenuto nella guerra anche dall’opposizione, nella sostanza non mostra cedimenti. In Italia la situazione è molto diversa. Caporetto ha causato un forte senso di smarrimento. Si avverte il pericolo della valanga austriaca, che potrebbe dilagare addirittura sino a Milano.

Fra quanti sostengono la guerra in Italia, e nonostante le difficoltà non intendono cambiare opinione, c’è Benito Mussolini. Un tempo socialista massimalista e pacifista, Mussolini si è trasformato nella voce dell’interventismo. Dalle colonne del Popolo d’Italia non smette di martellare, invitando al combattimento. Gli inglesi si appoggiano a lui. Lo aiutano, anche economicamente. E non si sbagliano. L’Italia resta fedele all’alleanza. Il pericolo di un ritorno di Giolitti è scongiurato.

Relazioni sotterranee

Terminato il conflitto, gli inglesi guardano con grande attenzione alle vicende italiane. La situazione è difficile. Il Paese è agitato da forti sommovimenti. La rivoluzione bolscevica potrebbe estendersi dalla Russia ad altre nazioni europee. Il dopoguerra è pacificato solo nell’apparenza delle illusorie e disastrose certezze di Versailles. Il «biennio rosso» non lascia presagire nulla di buono. E la linea di sostegno a Mussolini da parte degli inglesi si sposta dalla sponda giornalistica e propagandistica a quella politica e partitica. Il movimento fascista lo salutano o lo appoggiano con convinzione. La Marcia su Roma dovrebbe inorridire gli inglesi. La salutano favorevolmente. E i rapporti nel corso degli anni rimarranno, al di là delle ricostruzioni di comodo, di mutuo rispetto. Il delitto dell’onorevole socialista Giacomo Matteotti dovrebbe portare ai ferri corti tra i due Paesi. La…

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