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Nuova crociata femminista: “La fila al bagno è sessista!”. Quote rosa anche per i cessi?

by Ilaria Paoletti
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Donna al bagno

Roma, 29 gen – Le femministe inglesi chiamano, quelle italiane rispondono. Su che cosa? Sulle file ai cessi. Un articolo del The Guardian stigmatizza l’antico recesso del patriarcato che è la penuria di toilettes per le signore. E sul Sole 24 Ore prontamente ci si trova d’accordo e si parte dalla minzione per arrivare alla legittimità delle quote rosa.

“La battaglia passa dalla toilette”

“La battaglia per la parità delle donne passa anche dalla toilette. Una tesi da sposare subito” scrive Micaela Cappellini su Alley Oop, blog collegato al Sole 24 Ore che disquisisce di tematiche prettamente femministe. “E’ fisiologico che una donna impieghi 90 secondi, anziché 60, a svuotare la vescica. E già questo comporta che noi donne abbiamo bisogno di una quota di tempo in più prima di uscire dalla toilette. A questo va aggiunto che le donne, rispetto agli uomini, hanno almeno altri due motivi per entrare in un bagno. Uno è certo, ed è l’esigenza di cambiare l’assorbente durante le mestruazioni. E l’altro è altamente probabile, e riguarda il fatto che statisticamente sono ancora di più le donne degli uomini ad accompagnare i bambini a fare pipì, o quando sono più piccoli a cambiarsi il pannolino”: ora, amiche, io non mi sono mai cronometrata ma per la mia esperienza, soprattutto in caso di lunghe file ai bagni per i festival musicali e simili eventi accadono due cose. La prima è che le donne, se sono un po’ comprensive, tendono ad accelerare le pratiche. la seconda è che questi uomini brutti, sporchi e cattivi, preferiranno fare la pipì en plein air liberando così la “corsia” per noi femminucce.

Penuria di wc in Inghilterra?

Da qui si passa a dire quindi che le donne hanno “più ragioni di andare alla toilette rispetto agli uomini”. L’articolo originale del Guardian prende in considerazione la penuria di wc dedicate alle quote rosa, ma si prodiga anche a specificare che parla della media inglese. “Può darsi che in Italia le proporzioni siano diverse, certo. Ma gli orinatoi a parete, sono sicura, ci sono anche da noi”, scrive ancora la Cappellini. Dunque, nessuna di noi, dati alla mano, può stabilire con certezza se questo “sopruso” è esteso su scala globale oppure è un problema squisitamente “british”. Nel pezzo del Guardian si prende ad esempio quanto accaduto alla tenerissima Hillary Clinton, arrivata in ritardo dopo una pausa in un dibattito del Partito democratico perché la “toilette era occupata”. Il Boston Globe non ha mancato di notare che a lasciare la Clinton a farsela addosso è stata un’altra donna che, però, faceva parte dello staff di O’ Malley – uno dei suoi avversari, quindi forse lo ha fatto apposta. Rimane difficile pensare che vi fosse un solo bagno per signore, quando persino nel più scalcinato cinema di periferia italiano ci sono almeno due spazi per le signorine. Comunque, alla faccia della supposta solidarietà femminile!

La questione femminile al bagno

Ma se insomma la questione applicata alle donne italiane sembra bizzarra, non finisce qui la rivendicazione della minzione: “La questione femminile passa (anche) dalle toilette. (…) Quella della toilette è una metafora. Del vantaggio che altre volte andrebbe concesso alle donne per permettere loro di raggiungere la parità. Dentro i Cda, per esempio, grazie alle quote rosa. Oppure, chessò, rendendo obbligatorio quello stesso congedo di paternità che per le madri è invece facoltativo. Perché forse solo incentivando gli uomini a stare a casa si può ottenere una divisione più equa della cura dei figli”; insomma, la lotta per la parità passa dallo sciacquone alle quote rosa. Pure se i bagni sarebbero solo un mero tratteggio organizzativo e le seconde sono, invece, pura ingiustizia ai danni della meritocrazia. 

Ilaria Paoletti

 

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6 comments

roberto 29 Gennaio 2020 - 8:32

Ma allora, tutte le chiacchiere che siamo uguali!? Se siamo uguali, zitte e in fila, ordinatamente, se invece dovessimo essere complementari… bhe, allora parliamone! 😉

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Fabio Crociato 29 Gennaio 2020 - 9:15

Mancano cessi ed igiene fisica (leggesi cessi sporchi!) e, talvolta, pure mentale…

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Marc 30 Gennaio 2020 - 11:15

Ecco: andate a cacare tutte insieme!

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SergioM 1 Febbraio 2020 - 12:16

Premesso che i Servizi Igienici ti danno l’ idea del valore di un locale pubblico …..
Alberghi e ristoranti di lusso spesso hanno dei CESSI e non delle Toilettes ,

le donne , spesso , intendono il luogo come una sorta di agorà ….. un “luogo sociale” dove
intrattenersi (vanno sempre almeno in due …. mai capito perchè) i tempi fatalmente si dilatano , ecco quindi le CODE …..

Gli uomini poi hanno il vantaggio di poter usare un fast-cess a parete (vespasiano?) che
moltiplica l’OFFERTA in spazi ristretti ….

La parità è una bella chimera ….. ma il pistolino ha i suoi vantaggi , basta che non ti si piazzi
di fianco un frocione che comincia a lumare in modo fastidioso , inibendo la minzione .

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Livia 1 Febbraio 2020 - 1:35

Che vergogna leggere un articolo che ha come scopo dileggiare la lotta delle donne contro il dominio patriarcale dei maschi, sapendo che lo ha scritto una donna. Non c’è peggior misoginia che la misoginia interiorizzata da noi donne.

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