Roma, 16 set – Oggi torniamo a parlare delle civiltà precolombiane del Sud America e, ancora una volta, puntiamo la nostra lente sulla cultura Maya. Secondo un articolo pubblicato in questi giorni sul New York Times, un insediamento fortificato della civiltà Maya, già perlustrato dagli archeologi nel 2020, sarebbe ritenuto la capitale perduta della dinastia Sak Tz’i’. Il sito, ritrovato nel Messico meridionale, è ora oggetto di indagine archeologica di un team di ricercatori. Tra questi vi è Charles Golden della Brandeis University, autore di diversi libri scientifici sulla misteriosa storia dei Maya.

Scoperta la capitale Maya della dinastia Sak Tz’i’?

Da quanto riporta Golden, il sito potrebbe essere stato abitato già nel lontano 750 a.C. fino alla fine del periodo classico, intorno al 900 d.C.. Il ricercatore ha poi riferito che le rovine della presunta capitale Sak Tz’i’, coprono circa 100 acri che includono templi, piazze, sale di ricevimento, un palazzo, centri cerimoniali e un campo da ballo che misura circa 350 piedi di lunghezza per 16 piedi di larghezza. Una delle cose più sorprendenti incluse nel sito è però un’acropoli dominata da una piramide alta 45 piedi. Iscrizioni provenienti da altri siti archeologici, in passato avevano collegato il regno di Sak Tz’i’ alle famose città Maya di Piedras Negras, Bonampak, Palenque, Tonina e Yaxchilan. Oggi però, gli studi di Golden potrebbero sfociare in una nuova straordinaria scoperta che, se accertata, rivelerebbe tutt’un’altra storia di questa antica civiltà.

I ritrovamenti archeologici nel sito

Nel sito è stato rinvenuto anche un pannello murale di due piedi per quattro, datato 775 d.C.. Su questa antica targa sono registrati i nomi di governanti, battaglie e rituali. Finora, tra le rovine sono state trovate dozzine di sculture, sebbene molte siano state danneggiate dai saccheggiatori o degradate nel corso dei millenni da pioggia, incendi boschivi e lussureggiante vegetazione tropicale. Sulla targa memoriale vi è inciso inoltre il resoconto di un diluvio e di un serpente d’acqua che, se accertato dalle ricerche, potrebbe riguardare la costruzione stessa dell’antica città Maya. L’intera area circostante l’antico insediamento, è infatti ricca di ruscelli e cascate, ed è spesso soggetta a inondazioni.

La tradizione di Sak Tz’i’

La storia di Sak Tz’i’ è legata a un terremoto politico particolarmente intenso nella regione, avvenuto tra il 600 e l’800 d.C.. Una stele rinvenuta a Piedras Negras, raffigura la cattura di Lord K’ab’ Chan Te’ di Sak Tz’i’, avvenuta nel 628. Un’ipotesi archeologica sostiene che K’ab’ Chan Te’ sia sopravvissuto come vassallo di Piedras Negras, aiutando il suo nuovo sovrano contro Bonampak e La Mar nel 641. Un’altra teoria, invece, trova K’ab’ Chan Te’ sopravvivere ma vendicandosi poi contro Piedras Negras, Bonampak e La Mar, sconfiggendo almeno le ultime due città Maya. Aj Sak Maax fu il sovrano di Sak Tz’i’ dal 750 e rimase in carica almeno fino al 772. Durante il suo regno, il sito di El Cayo sembra essere stato subordinato sia a Sak Tz’i’ che a Piedras Negras. Ciò collocherebbe Sak Tz’i’ come un alleato o un vassallo di Piedras Negras che a sua volta era il signore di El Cayo.

Nella civiltà Maya, Sak Tz’i’ era un regno sicuramente minore, con rovine certamente più modeste rispetto ai più grandi siti di Palenque e Chichén Itzá. Ancora una volta, però, dopo secoli o millenni, le antiche civiltà si rivelano poco a poco all’uomo moderno, quasi a voler rivendicare le origini identitarie dei popoli in un epoca di annullamento delle tradizioni.

Andrea Bonazza

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta