Roma, 15 nov – Vivere nelle società occidentali, è vivere in un ospizio? Un ospizio sapientemente gestito, popolato da pazienti sedati, che si comportano nel modo più obbediente al mondo? Sereni e laboriosi, sono coccolati dall’Amministrazione: all’Ospizio la noia è la regola. “L’agitazione” è il crimine più grave che vi si può commettere. Durante il suo soggiorno a Parigi negli anni 1980-1990 Eduard Limonov osservò con occhio attento il funzionamento delle moderne società democratiche. Le sue osservazioni furono raccolte in Le Grand Hospice Occidental (1993, e ristampato in Francia, fino all’edizione Bartillat 2016 in cui appare la prefazione d’autore qui ripresa in parte).



In un mondo dove l’eroismo è scomparso, dove i piaceri del tempo libero sono imposti come strumento di violenza morbida, che libertà ha l’individuo? Con il suo stile sarcastico e la sua visione originale, Limonov contribuisce al dibattito con questo libro, pubblicato originariamente nel 1993 ma dalla forza intatta, specie in questi tempi di postdemocrazia pandemica.

Andrea Lombardi

Pubblichiamo il testo di Limonov – uscito ieri su Il Giornale – a cura di Andrea Lombardi e tradotto in italiano da Valeria Ferretti. 

I metodi morbidi di manipolazione delle masse sono nati ben prima della fine dell’ultima guerra. Pur reprimendo le popolazioni degli altri paesi, Hitler seduceva i suoi Germanici attraverso le lusinghe della dottrina nazista. A partire dal 1924, incarcerato nella fortezza di Landsberg, aveva disegnato un modello d’automobile popolare, la Volkswagen, così come un progetto di casa ideale per il tedesco moderno: cinque vani con bagno. Intendeva governare il suo popolo tramite una violenza morbida.

Spaventata dalle manifestazioni del suo stesso cannibalismo durante la Grande Guerra e più ancora la Seconda guerra mondiale, l’umanità civilizzata si è affrancata dai regimi duri, optando risolutamente per i regimi molli. (Due fattori essenziali hanno ugualmente influito a tal proposito: le armi nucleari, che hanno esercitato un’influenza dissuasiva sull’aggressività, e l’innovazione tecnologica, che ha permesso di saziare l’appetito delle masse). Se la violenza dura consiste essenzialmente nel reprimere fisicamente l’individuo, al contrario la violenza morbida si basa sullo sfruttamento delle sue debolezze. La prima tende a trasformare il mondo in una cella di massima sicurezza, mentre la seconda mira a fare dell’uomo un animale domestico.

Insomma, un regime morbido fa a meno di divise nere, manganelli e tortura. Attinge dal suo arsenale: il falso progetto del benessere materiale, il timore della disoccupazione e della crisi, il timore e la vergogna di essere più povero e quindi meno buono del vicino e, infine, la pigrizia. L’inerzia è tipica dell’uomo allo stesso modo dell’energia. I suicidi di disoccupati forniscono un esempio della forte presa della violenza morbida, del grado di pressione psicologica subita, del canto delle sirene della prosperità a cui sono sottomessi i cittadini delle zone civilizzate del pianeta.

Gli schermi televisivi, del computer e dei Videotel hanno luminescenze seducenti e gradevoli nelle vetrine della civiltà attuale. Il pubblico è obnubilato dalla bulimia di informazioni, e dalla superpotenza dei motori delle macchine nell’euforia di una follia collettiva. Il ritratto di Big Brother appeso al muro farebbe una ben pallida figura a confronto dei processi sempre più pervasivi della pubblicità. Sbalordito dalle manipolazioni dei TASSI sotto il rullo dei tamburi della STATISTICA (la civiltà dà grande preferenza all’aritmetica molto relativa delle percentuali, che il pubblico non ha mai il tempo di analizzare), immerso nel brusio di una musica pop sempre meno buona da quando è diventata un must (la musica che si oppone ormai al pensiero), l’abitante civilizzato delle prospere contrade industrializzate compie la sua corsa accelerata dalla nascita al pensionamento. E si compiace tutto felice che quel tenore di vita materiale straordinariamente elevato venga raggiunto in Europa, negli Stati Uniti, in Australia e in alcune enclave, essenzialmente bianche, del pianeta, come Israele e il Sud Africa.

Protetto e vivendo a credito (spesso alle spese dei paesi sottosviluppati che disprezza), l’uomo civilizzato ha una paura incredibile della disoccupazione, in realtà di una vita fatta di libertà. Ecco perché giura quotidianamente fedeltà allo stato tutelare, avendo perduto (rinunciandoci volontariamente!) i privilegi essenziali dell’uomo, quelli che gli sono propri in quanto specie biologica: l’indipendenza e il libero arbitrio.
La sua docilità viene ricompensata da surrogati. I suoi sogni di viaggio si realizzano nel turismo organizzato, e può placare la sua sete di avventura accendendo la tv o comprando un biglietto del cinema. I gialli (libri o tele) con le loro sempiterne sparatorie sono un sostituto alla dose indispensabile all’essere umano di lotta per la sopravvivenza. Avendo perduto l’abitudine a difendersi, l’uomo civilizzato ha una preoccupazione paranoica della sua sicurezza. Ma qualsiasi tentativo da parte sua per garantire la propria sicurezza, non solo non è il benvenuto, ma finisce subito sotto la scure della legge. In una società civilizzata sottomessa a un regime morbido, la sicurezza dei cittadini è una faccenda esclusiva della polizia.

Sotto un regime morbido (ed è ciò che lo distingue fondamentalmente da un regime duro), la maggioranza impaurita non è repressa da un Partito unico, da una banda di malviventi. Ognuno vi partecipa in un modo o nell’altro. Tale è il carattere delle relazioni tra individui. Ma il regime morbido è più clemente verso parecchi di loro.

Affinché le masse domestiche non dimentichino che vivono nella migliore delle società possibili, vengono mostrati loro con grande gusto bambini africani malnutriti e ricoperti di mosche. Oppure gli scheletri di Auschwitz La morale è la seguente: è inutile architettare un’altra società. Vedi a cosa portano simili tentativi. Quello che ha portato il marxismo in Etiopia, e anche il Nazismo.
E le masse, terrorizzate, restano mute. Ipnotizzate dalla pubblicità dei formaggi, dei vini e dei detersivi. Gli si propone di comprare un rotolo di carta igienica super soffice, di vestirsi non più di nero, ma con tessuti dai colori accesi. Alla matematizzazione e alla sonorizzazione forzata della vita, bisogna aggiungere la sua infantilizzazione non meno forzata.

Tra tutti i crimini, il più orribile, e per nulla amnistiabile, è il delitto contro se stessi: lo spreco dell’unica vita di cui ognuno di noi dispone. Si ascoltano stupidi rumori musicali, parcheggiamo la macchina, ci consegniamo a un lavoro meno difficile che fastidioso, ed ecco che il nostro soggiorno su questo basso mondo si conclude. La collettività, vale a dire il preteso mondo civilizzato ha vinto producendo un’esistenza incolore, noiosa, desolante, privata dei veri piaceri. L’esistenza degli animali domestici.
Di fronte alla violenza di Big Brother, del vecchio regime duro indossante stivali e sinistre divise nere, potevamo un bel giorno sollevarci (e la storia mostra che questo prima o poi succederà). Ma come ribellarsi contro le proprie debolezze?

In questo libro, verrà dato poco spazio alla polizia. In quanto nei regimi dell’Ospizio, che non sono polizieschi, ed è un punto su cui insisterò, l’irreggimentazione è una prerogativa della pubblica amministrazione, la polizia propriamente detta non essendo una forza autonoma. Possiamo dire lo stesso degli intellettuali, relegati al secondo piano dalla società mediatica. Gli intellettuali non costituiscono più una forza autonoma, la funzione di produrre opinioni precostituite essendo usurpata dai media. Oggi i pensatori non sono più dei Voltaire o dei Sartre, ma dei PPDA (Patrick Poivre d’Arvor) e dei Bernard Pivot (entrambi conduttori televisivi). La maggior parte degli intellettuali ha trovato modo di riciclarsi nella sfera dell’entertainment. E gli intellettuali si liberano scrupolosamente del loro compito. Formano oggi un gruppo di ausiliari privilegiati e le loro pretese di possesso della verità assoluta sono tanto grottesche quanto l’idea del loro carattere intrinsecamente rivoluzionario.

Rispetto alla ramificazione che prevale nel settore professionale, il comportamento sociale può essere ricondotto a degli archetipi semplici. Ecco perché, nel libro, utilizzo concetti come Popolo, Amministrazione, Malato ideale, Agitati, Vittime e non le nozioni consacrate, in sociologia, di colletto blu, colletto bianco, ecc. L’omologazione crescente dei modi di vita, dei gusti, dei bisogni e dei prodotti consumati sfocia nella confusione di gruppi che si differenziano per professione, età, potere d’acquisto, ecc. all’interno di un insieme socio-psicologico unico: il POPOLO. Ho rinunciato intenzionalmente al concetto di borghesia e utilizzo poco il termine classe media, in quanto sappiamo bene che, ormai, la mentalità comportamentale dell’operaio si distingue solo poco, se non per niente, da quella del borghese.

Ho perfino dato poca importanza agli avversari fittizi del sistema dell’Ospizio. I sindacati, il Partito Comunista e i gruppi estremisti tipo Action directe non contestano davvero i principi di civiltà dell’Ospizio: Prosperità e Progresso. Non fanno obiezione che al sistema di ripartizione della ricchezza nazionale, a cui si propongono di sostituire un sistema che pretendono più giusto. In un certo senso, non esiste opposizione negli Ospizi. Gli ecologisti e il Front National sono solo oppositori, rispettivamente, di una sola sfaccettatura del loro pensiero.

La mia analisi è vista dal mondo dell’Ospizio occidentale: dalla Francia, dove vivo, e dagli Stati Uniti, dove ho vissuto sei anni. Dedico numerose pagine al mondo dell’Ospizio dell’Est Europa e molte meno al mondo esterno all’Ospizio, che copre i tre quarti del pianeta. Perché la civiltà dell’Ospizio proviene dalla lotta dei due Blocchi contro il Nazismo, e poi tra loro. In secondo luogo, perché la mia attenzione è proporzionale all’interesse… sproporzionato dell’Occidente per i paesi dell’Est. Noi siamo ossessionati dall’Est, ha riconosciuto post factum Edgar Pisani, un alto funzionario di Stato. E, indica, le nostre relazioni con il Sud sono molto più importanti per noi… In compenso, le nostre relazioni con l’Est sono un problema non più strategico, ma economico-culturale.

È stato sempre evidente che solo i criteri economici quantitativi separano i due mondi (tanto è vero che la cultura di Tolstoj, echov e Solgenitsin è anche quella di Stendhal, Flaubert e Camus). Ci è voluto il narcisismo e la leggerezza dell’Occidente, la necessità in cui si trovava di confrontarsi con il Nemico assoluto, creato da zero, per impedirgli di riconoscere il suo fratello gemello. Il Nemico assoluto è altamente necessario alla salute interna dell’Occidente. Consente di mantenere i suoi cittadini in una sottomissione timorosa, di incanalare l’odio e l’aggressività dal grembo della società verso l’esterno. In mancanza del Nemico (o piuttosto dell’idea di nemico, poiché uno scontro reale non è auspicato ed è evitato), la civiltà dell’Ospizio non può essere sicura del suo perpetuarsi in quanto essa si definisce negando, condannando moralmente l’avversario.
Ho espresso, nel libro, riflessioni poco lodevoli sul Popolo. Ebbene, prima o poi, qualcuno doveva dirlo. Da troppo tempo il Popolo ha beneficiato di uno straordinario privilegio, pretendendosi una vittima dei governi, mentre era in realtà il loro complice e condivideva con loro i profitti. Gli Amministratori conoscono la vera natura, profondamente ipocrita, del Popolo, ma preferiscono mantenere il silenzio per salvaguardare il mito dei cattivi governi (opposti ai Popoli invariabilmente buoni e innocenti). Questo per mantenere la possibilità di sedurre il Popolo tramite un governo buono. Mi sembra che elevarsi oggi contro la dittatura del Popolo sia un atto tanto nobile quanto, duecento anni fa, insorgere contro l’Assolutismo.
Eduard Limonov

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3 Commenti

  1. Tanti anni fa definivo la Svizzera un carcere dorato per infanti ed anziani… Aggiungerei quindi che è la età di mezzo che si è compressa, quasi annullata. Un po’, mutuando dagli economisti, come la fine della classe media… Se ne esce solo con una voglia sana di vivere in una comunità di affini, né ciucci e né rincoglioniti.

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