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I barconi di immigrati partono quando ci sono le navi Ong ad aspettarli. I numeri lo provano

by Francesca Totolo
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francesca totolo dama sovranista

Roma, 13 gen – Organizzazioni non governative, sedicenti esperti di immigrazione di istituti dei quali Giorgio Napolitano è presidente onorario, e una pletora di giornalisti, con il pass di accesso a bordo delle navi umanitarie, si sono indaffarati nel documentare che il pull factor, il fattore magnete che spinge gli immigrati clandestini a salire sui barconi della morte dei trafficanti, non esista e che sia un parto della mente dei “sovranisti”.

Nonostante il pull factor sia stato anche attestato da ben due direttori di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, e sia stato uno dei motivi della fine della missione Mare Nostrum, perché le navi militari provocavano le partenze per la prossimità alle coste libiche, e sia stato pure documentato nei rapporti di Eunavfor Med Operazione Sophia (rivista de Il Primato Nazionale, aprile 2019, “I rapporti che inchiodano le Ong”) dove è scritto nero su bianco che “i trafficanti si affidano a un numero crescente di navi di soccorso delle Ong che stanno operando vicino alle acque territoriali libiche, e talvolta pure all’interno”, qualcuno non si rassegna e continua a negare l’evidenza dei fatti.

I numeri parlano chiaro

Per questo motivo e per sfatare ulteriori dubbi, sono stati elaborati dei grafici, a prova di immigrazionisti, che riguardano gli ultimi quattro mesi di partenze e sbarchi di clandestini in Italia. I dati utilizzati provengono dal “Cruscotto statistico” del Viminale, dal “Libya: Activities at Disembarkation” dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), dalle rotte del sito di tracciamento navale “Marine Traffic”, e dai rapporti del centralino Alarm Phone.

Il primo grafico mette in relazione la presenza delle navi delle Ong nel Mediterraneo centrale (zona “ricerca e salvataggio” libica), gli sbarchi di immigrati in Italia e i salvataggi effettuati dalla Guardia costiera libica, dal primo settembre al 31 ottobre 2019.

Come è facilmente comprensibile, il caos di partenze dalla Libia si verifica proprio nel momento in cui una o più navi umanitarie si trovano nello specchio di mare prospicente o si sta dirigendo verso le coste libiche. L’evidenza “causa-effetto”, presenza Ong e partenze dei barconi, è ancora più chiara se messa in relazione alle operazioni fatte dalle motovedette libiche. Questo perché gli sbarchi nei porti italiani avvengono qualche giorno dopo, sia per quanto riguarda i cosiddetti “sbarchi spontanei”, sia per le navi delle organizzazioni che devono pure attendere l’autorizzazione del governo.

Senza navi Ong non ci sono partenze di barconi

Il secondo grafico, dal primo novembre al 12 gennaio 2020, è ancora più intellegibile. Senza Ong davanti alla Libia, nessuna partenza di barconi dalla Libia nella prima metà di novembre, come poi è successo pure a dicembre. Gli affari dei trafficanti in nord Africa sono ripresi a gennaio con l’arrivo delle navi di Sea Watch e Open Arms.

Ben 1.345 migranti partiti in tre giorni, nonostante gennaio non sia un mese favorevole alla navigazione: al momento 119 immigrati sono a bordo di Sea Watch, 118 a bordo di Open Arms, 742 sono stati salvati e riportati in Libia dalla Guardia costiera libica, 60 sono stati salvati da una nave commerciale e riportati a Tripoli, 56 sono stati intercettati dalle Forze speciali di Sabratha, 97 sono arrivati a Lampedusa, e 150 sono stati presi a bordo delle motovedette militari di Malta.

Quello strano attivismo di Alarm Phone

Non poteva mancare anche il raffronto tra presenza delle Ong in zona Sar libica, sbarchi in Italia e segnalazioni di barconi alla deriva di Alarm Phone.

Il centralino fondato da padre Mussie Zerai, ricevuto alla Camera da Laura Boldrini e indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ha ricevuto 58 chiamate satellitari di emergenze dal primo settembre all’11 gennaio. Di queste, soltanto 8 sono state effettuate quando le Ong non era presenti in zona. Peraltro, si è rilevato anche un’altra strana coincidenza: circa il 90 per cento dei trasbordi effettuati dalle navi umanitarie sono avvenuti in seguito alle segnalazioni di Alarm Phone, palesando altresì una sospetta vicinanza tra il luogo di pattugliamento scelto dalle Ong e le partenze dei barconi stipati di migranti, che certamente non sarebbero riusciti a navigare per un miglio in più.

A questo punto, non si comprende il motivo per cui la magistratura italiana e le istituzioni europee non indaghino in merito a questi strani fenomeni che portano a queste serie di sospetti sincronismi. Concludendo, il pull factor provocato dalle navi delle Ong, presenti davanti alle coste libiche, è incontrovertibile. Solo chi ha qualche genere di interesse nel continuare con l’arrivo di immigrati in Italia continua ad affermare che non esista.

Francesca Totolo

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A gennaio sbarchi aumentati del 500% rispetto al 2019. L'invasione è ripartita 31 Gennaio 2020 - 8:47

[…] si sono imbarcati sui barconi della morte dei trafficanti, facendo rotta verso l’Italia, spinti (pull factor) dalla presenza costante e permanente davanti alle coste libiche delle navi delle Ong, che si sono […]

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