Roma, 2 ott – Il pensiero europeo tra le due guerre è una miniera inesauribile: autori, proposte, testi, sintesi e analisi raggiunsero un livello quantitativo e qualitativo senza precedenti, confermando il fermento culturale che accompagnò il Vecchio Continente in quel ventennio incendiario. Da qualche giorno, il repertorio della letteratura in materia è stato ulteriormente arricchito dalla pubblicazione di Oltre il nazionalismo, uscito per i tipi di Passaggio al Bosco Edizioni e vergato da Thierry Maulnier, penna nota agli addetti ai lavori, anche se meno celebre dei grandi nomi della “collaborazione” francese. Il testo, finora inedito in Italia, è un vero e proprio viaggio nel cuore del miglior Novecento: una proposta forte, coerente e viva, che traccia una “terza via” alternativa al marxismo e al liberal-capitalismo, nella sintesi armonica e organica che fu tipica dei fenomeni fascisti.

Oltre il nazionalismo, una perla del Novecento

Corrado Soldato, nella sua bella introduzione all’opera, configura così la parabola dello scrittore d’Oltralpe: “Quando, nel 1937, scrisse Au delà du nationalisme, il ventottenne Maulnier era già un astro nascente nel variegato e inquieto milieu politico-culturale del nazionalismo «non conformista» francese tra le due guerre. La militanza dello scrittore di Alès, e futuro accademico di Francia, nello schieramento che si potrebbe anche definire (pur con qualche approssimazione) fascista, di «destra sociale» o di «destra radicale», era iniziata nel 1930. In quell’anno, infatti, l’allora studente all’École normale supérieure di Parigi Jacques Talagrand, che per l’occasione assunse lo pseudonimo di Thierry Maulnier, insieme a Robert Brasillach, Maurice Bardèche e altri compagni di studi redasse in quattro e quattr’otto, permettendone così l’uscita, un numero del giornale monarchico «L’Etudiant», la cui pubblicazione rischiava di saltare per la defezione dall’Action Française di alcuni studenti che ne componevano la redazione. Codirettore, con Jean de Fabrègues, della piccola ma agguerrita rivista «Combat» e collaboratore de «La Revue universelle» (nel cui numero del gennaio 1936 pubblicò l’articolo Le «fascisme» et son avenir en France), Maulnier limitò quasi sempre la sua attività nel campo nazionalista all’elaborazione teorica e al lavoro intellettuale”.

Il cuore del testo, fondamentale per la comprensione di una precisa visione del mondo, è ben riassunta da questa riflessione dell’autore, che rende l’opera attualissima: “La coscienza nazionale si fa conservatrice unisce stupidamente allo sforzo per conservare la nazione quello per mantenervi intatta la potenza delle forze che la distruggono; la coscienza rivoluzionaria si fa antistorica e antinazionale, cioè lavora per annientare ciò che intende liberare. Le stesse parole «nazionale» e «rivoluzionario» sono state a tal punto disonorate dalla demagogia, dalla mediocrità e dal verbalismo che ormai sono accolte in Francia con un’indifferenza assai prossima al disgusto. Il problema è oggi quello di superare i miti politici fondati sugli antagonismi economici di una società disunita, di liberare il nazionalismo dal suo carattere «borghese» e la rivoluzione dal suo carattere «proletario» e di coinvolgere in modo organico e totalitario, nella rivoluzione, quella nazione che sola può farla e, nella nazione, quella rivoluzione che sola la può salvare”.

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