L’Africa-nazione e il panafricanismo oggi. Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Farafín Sandouno, coordinatore per l’Italia di Urgences Panafricanistes [IPN]

Quando si cerca affrontare i mali del continente africano, si ha il dovere di affrontare il tema del micro-nazionalismo, modello oggi incapace di soppiantare la valanga globalista sul suolo africano.

Pensare in termini imperiali

“Per noi, l’impero africano non sarà un’utopia”. Marcus Garvey.

In un momento in cui da un lato il globalismo egemonico sta prendendo piede e da un lato si stanno costituendo sempre più poli civilizzazionali extra-africani ad ostacolarlo, il ruolo dell’Africa deve essere a sua volta quello di inserirsi in questa salsa di poteri e pensare non più in termini micro-nazionalisti, ma in termini ”imperiali” (o in altri termini, federali). Cosa si intende? Si sta dunque affermando che il corpus ideologico di una Nuova Africa dovrà fondarsi su un imperialismo sul modello atlantista che conosciamo oggi? Ovviamente no. In Africa, oggi è molto popolare una corrente conosciuta come panafricanismo (di cui chi scrive è un esponente), ed è allineata sul concetto del multipolarismo, che vorrebbe la presenza di più blocchi civilizzazionali, autodeterminati, liberi da ogni egemonia, completamente agli antipodi dell’imperialismo yankee. Tuttavia, dobbiamo l’Impero dall’imperialismo.

L’Impero è un blocco statale che unisce diverse popolazioni e comunità, preservando le loro tradizioni culturali, in nome di un pannazionalismo (lo Stato-Civiltà), in cui si riconoscono in virtù di un sentimento non nazionalista (cfr. micronazionalismo) di appartenenza. L’imperialismo, nella sua accezione moderna, è piuttosto il parossismo, la degenerazione, di un concetto nobile che è lo Stato-Civiltà, e si basa sull’espansionismo, sullo sfruttamento (in riferimento agli imperi coloniali) da parte di potenze, subordinate a loro volta alla grande finanza internazionale apolide. L’Impero si basa sulla Tradizione, mentre l’imperialismo è essenzialmente basato sulla modernità; l’Impero si basa sull’Onore, mentre l’imperialismo si basa sulla ricerca del profitto; l’Impero è una potenza basata sulla tellurocrazia, mentre l’imperialismo si basa sulla talassocrazia. Un’Africa Imperiale, se costituita dal Sud al Nord, dall’Est all’Ovest, sarà dunque un polo che prenderà come riferimento un modello unitario subsahariano che ha visto prosperare sul suo continente, le Grandi Federazioni come l’Impero Wagadou, l’Impero Manden, Impero Songhay, Impero Kongo, Impero Zulu, ecc., basati sull’armonia.

Le debolezza del micronazionalismo

“Il nazionalismo africano è insignificante, pericoloso, anacronistico, se non è, allo stesso tempo, panafricanismo”. Julius Nyerere

Nel 1884-1885, la Conferenza di Berlino organizzata dagli oligarchi delle varie cancellerie europee, diede inizio alla balcanizzazione del continente africano, distruggendo la configurazione territoriale costruita dagli africani stessi. Dopo l’ondata di ”indipendenza” degli anni ’60 del Novecento, le nazioni africane non affrontarono la questione dei confini artificiali. Pochi dirigenti, tra cui Kwame Nkrumah (Ghana), Ahmed Sékou Touré (Guinea), Modibo Keita (Mali), Julius Nyerere (Tanzania) o Jomo Kenyatta (Kenya), ragionarono in una prospettiva federale immediata, essendo contrastati da altri dirigenti africani, ma filo-francesi, che vollero optare per un’Africa delle nazioni, come Leopold Sedar Senghor (Senegal), Felix Houphouet-Boigny (Costa d’Avorio), tra gli altri.

Solo il tempo dimostrò che il micronazionalismo non ebbe forza di fronte a un nuovo male emergente, ovvero il neocolonialismo occidentale. Ma se il neocolonialismo rappresentava l’ultimo stadio dell’imperialismo, secondo Kwame Nkrumah, oggi potremmo dire che l’ultimo stadio e l’ultimo grande male, come lo ha ben illustrato Kemi Seba (che rappresento in Italia) nei suoi libri, si chiama globalismo neoliberale. Un globalismo il cui obiettivo è distruggere, attraverso il neoliberalismo culturale, tutte le Civiltà non-moderne che sono radicate nella perenne Tradizione, distruggere il nucleo identitario, etnico, sessuale, religioso (o spirituale), ma anche cercare di indebolire, attraverso il neoliberalismo economico e politico, tutte le Civiltà che vogliono costituirsi in blocchi per essere padroni del proprio destino e del proprio modello endogenizzato. Di fronte a questa sfida contemporanea di due campi ideologici antagonisti, globalismo e tradi-sovranismo, l’Africa deve sapersi affermare sulla via della sovranità, consapevole che solo gli Stati continentali hanno un futuro. Un Impero Africano da Capo Verde al Cairo, da Antananarivo ad Algeri è quindi vitale per la sopravvivenza per l’Africa oggi.

La fine dell’unipolarismo

Nonostante il motore globalista sta cercando di imporsi, sotto l’influenza dell’egemonia atlantista, stiamo assistendo a un’epoca decisiva. Molte sono le Civiltà che comprendono la necessità di costituirsi in blocchi per contrastare la supremazia atlantista. Il panafricanismo, l’eurasiatismo, il bolivarismo (o panamericanismo latino), sono tutte le ideologie che accompagnano questa volontà per le diverse Civiltà nel mondo. L’era dell’imperialismo, cioè quella della ”pax americana”, è finita. L’avvento di più Imperi (africano, medio-orientale, persiano, indiano, cinese, latino-americano, eurasiatico/europeo) costruiti sul concetto naturale di Stato-Civiltà e pannazionalismo tradizionale delle popolazioni alleate, in armonia e coesione, rappresenta il futuro per un mondo equilibrato e multipolare.

Farafín Sandouno

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