Roma, 5 set – Sono sempre divertenti i cortocircuiti del pensiero dominante. Prendiamo l‘immigrazione: se gli europei sono costretti ad accettarla supinamente è a causa di un ricatto morale che ha la sua origine nell’Olocausto. Poiché c’è stato quel dramma, gli europei sono stati addestrati a fare di tutto affinché ciò non si ripeta più. Ogni forma di orgoglio di sé viene quindi derubricata a pericoloso ripiego su di sé in grado di generare sempre nuovi genocidi. D’altro canto, tuttavia, l’Olocausto deve essere pensato necessariamente nella sua unicità, pietra miliare di una narrazione da cui non si può sfuggire. Se stragi e genocidi fanno parte della storia e se ogni popolo si è trovato alternativamente nel ruolo di vittima e carnefice, le gerarchie politiche, geopolitiche e culturali che si ergono a partire dall’Olocausto vengono meno.

Il filosofo e attivista bolognese Franco Berardi “Bifo” ha commesso l’errore di far deflagrare questa miscela. La sua performance dal titolo “Auschwitz on the Beach”, nell’ambito della famosa mostra di arte contemporanea “documenta 14” a Kassel, in Germania, ha scatenato molte critiche. La provocazione ha per oggetto i barconi degli immigrati e, già dal titolo, vuole suggerire che le stragi in mare rappresentino oggi il nuovo Olocausto. Ma se ce ne può essere uno “nuovo”, significa che il primo non è stato unico. Il che significa “relativizzare” la Shoah. Il ministro della cultura tedesco, Boris Rhein, e il sindaco di Kassel, Christian Geselle, hanno addirittura chiesto l’intervento della magistratura. La performance è stata cancellata in seguito all’ondata di proteste ricevute dagli organizzatori.


“Di fronte al numero di lamentele e accuse che abbiamo ricevuto nelle ultime settimane, abbiamo deciso di cancellare la performance prevista di Franco ‘Bifo’ Berardi”, ha fatto sapere il curatore, Paul B. Preciado. “Rispettiamo coloro i cui sentimenti sono stati colpiti dal poema di Franco ‘Bifo’ Berardi, non vogliamo aggiungere dolore al loro dolore”, ha proseguito. La direttrice di “documenta14”, Adam Szymczyk, ha spiegato che l’intento della performance “non era quello di relativizzare l’Olocausto”, che “per la sua rilevanza e per la sua natura sistemica di una distruzione, organizzata a livello statale, di un’intera razza, rimane un evento unico nella storia dell’uomo”, ma di gettare luce sulla controversa situazione in cui versano gli immigrati che tentano di raggiungere il Vecchio Continente. Ma se l’Olocausto resta “un evento unico nella storia dell’uomo”, che senso ha il paragone che fa da titolo alla performance? Domande senza risposta, ma vederli annaspare nelle loro contraddizioni è già una performance di assoluto valore.

Giorgio Nigra

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