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Roma, 25 ott – Ormai 47 anni fa ci lasciava, in un tragico incidente stradale, Adriano Romualdi. Figlio dell’esponente (e poi presidente) del Msi, Pino Romualdi, fin da ragazzino inizia la sua militanza politica nelle file del partito della fiamma. Ciò basta a scatenare le prime censure nei suoi confronti: riuscirà a laurearsi solo in semi-clandestinità alla Sapienza, con Renzo De Felice e Rosario Romeo, con una tesi sulla rivoluzione conservatrice tedesca.

I conti della destra con la cultura

In Italia il concetto di “destra” è sempre stato, erroneamente, tacciato come sinonimo di ignoranza e grettitudine. Risulta però vero che spesso gli esponenti della destra politica non abbiano puntato sulla formazione di una classe giovanile ed adulta di stampo culturale, capace di riportare il sapere a perno della classe dirigente. Esaminare e conoscere Romualdi può giovare per il risalto dell’immagine di chi non si vuol chinare ad un pensiero unico, progressista e liberista.

Mezzo secolo fa Adriano Romualdi già si esprimeva, in maniera raffinata e tagliente, sul concetto di Europa unita, come sul tema dell’ambiente: risaputo che il concetto di nazione fosse alla base dell’istinto patriottico, egli rivedeva ciò come punto di partenza, non di arrivo. Aspirava in maniera netta alla costruzione di un’Europa, che diventasse casa comune, per cittadini di origini e nazioni differenti, uniti da unica causa. Sulla scia mazziniana sognava l’Europa dei popoli, che potesse così resistere ad eventuali ritorni al bipolarismo tra potenze mondiali ben più attrezzate. In compagnia di Pino Rauti, contestava alla destra italiana l’abbandono delle tematiche ambientali, ad interesse esclusivo della sinistra. Con fare avanguardista trattava il tema della natura non come feticcio, né come ingombro da calpestare, ma componente fondamentale da conservare, con cui congiungersi in un orizzonte ideologico di profondo rispetto, base per le radici dell’uomo.

Il cammino intellettuale di Adriano Romualdi

La filosofia fu colonna portante del suo cammino intellettuale. Egli fu capace di adattare le teorie platoniche alla società attuale. Stimatore di Nietzsche, Spengler, Brasillach, riteneva suo maestro Julius Evola, al quale non risparmiava talvolta critiche, in quanto riteneva le accuse al nostro tempo vane, se non seguite da risposte e proposte adeguate.

Strenuo oppositore del nichilismo attivo, intravedeva con timore l’avvicinarsi di una cultura politica negatrice di ogni dimensione sacrale, portatrice di interessi ed egoismi personali. Una politica che, dietro alle retoriche di finta uguaglianza, umanità e pace, aveva come scopo l’abbattimento delle menti, e delle identità, per favorire l’avvento delle grandi lobby e potenze.

Quel che resta oggi del controverso intellettuale sono lo sguardo al futuro, la sfida alle stelle da attuare per le classi giovanili, attraverso un ideale composto da rispettive diversità, ma fortemente unitario. “Tutti gli irredentismi sono invecchiati. Se ne ricordino quelli che pretendono di incatenare i giovani a un nazionalismo che è quello di ieri, non quello di domani”: con questa frase Adriano Romualdi tracciava una linea ideologica che può tornare ad essere spunto per il proprio cammino.

Tommaso Alessandro De Filippo

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