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Roma, 25 ott – Nei giorni scorsi Vladimir Putin ha preso parte in videoconferenza al 17° incontro annuale del ‘Valdai Club’, il più importante centro studi russo insieme al ‘Russian International Affairs Council’ (RIAC). Il tema di quest’anno era ‘La lezione della pandemia e la nuova agenda: come trasformare una crisi mondiale in un’opportunità per il mondo’.

Globalismo come “maschera” per interessi privati

Come anche altre volte in passato, questo incontro ha rappresentato l’occasione per Putin di illustrare la propria visione del mondo, da un punto di vista non solamente geopolitico ma anche ideologico. Il modello proposto dal Presidente russo è quello di uno Stato forte, pienamente sovrano, attento ai bisogni primari della popolazione, rispettoso delle tradizioni nazionali e pronto a difenderle dalla propaganda ‘nichilista’.

Particolarmente significativo questo passaggio del suo lungo discorso: “Una società forte, libera e indipendente per definizione guarda alla nazione e alla sua sovranità. Essa è espressione della cultura e delle tradizioni di una determinata nazione, non il prodotto di una idea globale astratta che dietro di se nasconde solamente interessi privati”. Uno schiaffo forte e chiaro ai fautori dell’ideologia mondialista che, non a caso, sono tra i principali nemici della Russia e del suo Presidente.

La truffa dell’esportazione di democrazia e delle Ong

Ad essere messi sotto accusa da Putin sono il paradigma dell’esportazione di democrazia e le Ong: “I modelli ‘democratici’ importati sono intrinsecamente antidemocratici. L’ho detto tante volte. La democrazia non può essere un prodotto dell’attività di sostenitori stranieri che dicono di ‘volere il meglio per noi’. Questo è impossibile. Questi modelli di democrazia importata non sono altro che un guscio vuoto, privi di una qualsiasi parvenza di sovranità. Alle persone delle nazioni in cui tali schemi sono stati applicati non è mai stata chiesta la loro opinione ed i loro presidenti sono semplici vassalli. Come è noto, il signore supremo decide tutto per il vassallo. Voglio ribadirlo, solo i cittadini di una determinato nazione possono determinare il loro interesse pubblico”.

Strumenti al servizio di queste operazioni sono spesso le Ong: “In Russia abbiamo attraversato un periodo abbastanza lungo in cui i fondi esteri erano di gran lunga la principale fonte per la creazione ed il finanziamento di organizzazioni non governative. Naturalmente non tutte volevano destabilizzare la nostra nazione, c’erano anche organizzazioni e persone sincere. Ma sono rimaste per lo più estranee alla società e alla fine hanno riflesso le opinioni e gli interessi dei loro fiduciari stranieri piuttosto che dei cittadini russi. In breve, erano uno strumento straniero con tutte le conseguenze che ne derivano”.

Putin: “Stato forte non è dittatura”

L’antidoto alla perdita di sovranità ed alla disgregazione sociale è uno Stato forte: “Abbiamo sempre considerato uno Stato forte condizione fondamentale per lo sviluppo della Russia. E abbiamo visto ancora una volta che avevamo ragione nel ripristinare e rafforzare meticolosamente le istituzioni statali dopo il loro declino negli anni ’90”. Putin tiene però a sottolineare che non sta parlando di una dittatura: “Cos’è uno Stato forte? Quali sono i suoi presupposti? Sicuramente non un controllo totale sulla vita delle persone o una dura applicazione della legge. Ciò che rende forte uno Stato, in primo luogo, è la fiducia che i suoi cittadini ripongono in esso. La fiducia è la base più solida per la collaborazione dello Stato con la società civile. Solo con così è possibile trovare un equilibrio ottimale tra libertà e garanzie di sicurezza”.

Infine un monito per i nemici della Russia: “Vorrei dire a coloro che stanno ancora aspettando che la forza della Russia diminuisca gradualmente che l’unica cosa di cui siamo preoccupati è prendere un raffreddore al vostro funerale”.

Lorenzo Berti

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