Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 8 apr – Il 3 aprile scorso il Manifesto titolava a caratteri cubitali: «Avanti Marshall». Il tutto condito da una foto statuaria di Ursula von der Leyen, che sembra scrutare all’orizzonte il nuovo «sol dell’avvenire». Dal Manifesto del partito comunista al Manifesto di Ventotene, dall’Internazionale comunista al Trattato di Maastricht, da Antonio Gramsci a Guido Carli, i «compagni» ne hanno fatta di strada. Eppure, dopo aver tradito tutto quello che c’era da tradire, su una cosa il Manifesto non transige: che si vada a scardinare l’ultima ridotta identitaria, la madre di tutte le mitologie. Ovvero, la resistenza. Abbracciare l’agenda politica dei miliardari turbocapitalisti (ma umanitari) della Silicon Valley si può, ma che nessuno tocchi i partigiani. È per questo motivo che il «quotidiano comunista» non ha gradito l’ultimo numero del Primato Nazionale attualmente in edicola, il quale contiene un nutrito focus sul 75esimo anniversario della cosiddetta «liberazione».

Un Berizzi in sedicesimo

Certo, il fatto che al Manifesto leggano il Primato Nazionale vuol dire che per loro c’è ancora speranza. Tanto più che, a parte il titolo ingannevole e qualche formuletta di prammatica, l’autore dell’articolo è piuttosto asettico e quasi neutrale nella sua recensione. Ah, a proposito: l’autore è Saverio Ferrari, noto antifascista milanese e fondatore dell’Osservatorio delle nuove destre, molto più versato nel dossieraggio che nella ricerca storica. Insomma, un Paolo Berizzi che non ce l’ha fatta. In effetti, c’è poco da rimproverare al povero Ferrari: se si prescinde da qualche frase fatta sul «cospirazionismo» (?), il recensore non fa alcuno sforzo per confutare le tesi del Primato Nazionale, limitandosi ad ammiccare a un pubblico che si presuppone solidale e schierato a prescindere.

Al Manifesto rimane il colpo in canna

Le uniche cose che fanno veramente scivolare la penna alla firma del Manifesto sono due: l’attentato di via Rasella e un articolo che riscopre i legami di amicizia intrattenuti da Fellini con Evola. Fine. Ma anche qui non c’è una vera confutazione. Se così fosse, ci saremmo aspettati un’analisi circostanziata delle numerose fonti storiche citate dal Primato Nazionale, ma così non è. Insomma, viste le magre obiezioni, diventa difficile anche replicare. Rimane solo il titolo ingannevole – con il coronavirus inserito senza un perché – e una pubblicità gratuita alla nostra rivista (di cui ringraziamo). Ci abbaiano, Sancho, è segno che stiamo cavalcando.

Valerio Benedetti

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