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Roma, 4 apr – Colgo l’invito di Adriano Scianca per dire qualcosa non sull’islam in quanto tale però, ma sul rapporto tra islam e conoscenza. Prendo spunto da un testo recentissimo, di autori vari, della Carocci, Dall’islam in Europa all’islam europeo. Sottotitolo “La sfida dell’integrazione”. Mi limiterò a commentare quanto afferma Mahmoud Salem Elsheikh nel suo scritto “La verità sommersa dei rapporti tra Oriente e Occidente”. Non mi soffermerò sulle solite descrizioni della Spagna musulmana, il cui contributo alla storia della civiltà sarebbe, molto modestamente, “immenso”, sul presunto ‘debito’ contratto dall’Europa nei confronti del mondo islamico e così via. Tutte cose da tempo elevate a dogma storiografico, che però vengono  incredibilmente spacciate per “verità sommerse”, per dare l’idea che sull’islam dominino, in Europa, pregiudizi di ogni genere che sarebbero alla base della diffusa ostilità nutrita nel nostro continente per la religione di Maometto. Pregiudizi che, grazie a una corretta conoscenza, andrebbero ‘smontati’ per poter finalmente vincere la ‘sfida dell’integrazione’.
Quindi il problema, e vengo all’argomento, ha a che fare con la conoscenza. Con le parole di Elsheikh, l’islam rappresenta una “civiltà e religione che è necessario oggi (e direi finalmente) conoscere, poiché solo attraverso la reciproca conoscenza e comprensione è possibile raggiungere una convivenza pacifica che permetta una collaborazione proficua nell’interesse generale di tutti”. In parole povere, ci si trova di fronte al solito mantra della conoscenza che rimuoverebbe d’incanto ogni possibile ostacolo sulla via della convivenza e della collaborazione.
Ma è davvero così? Se la conoscenza ha sempre un valore positivo quando declinata nel senso dell’aumento di consapevolezza e di avvicinamento alla verità, non ha affatto la capacità, per così dire ‘intrinseca’, di cancellare miracolosamente incomprensioni, contrapposizioni e conflittualità. E ciò vale sia nel privato che nel pubblico. Ad esempio se A venisse a conoscenza del fatto che B è un truffatore, davvero darebbe vita con lui a una ‘collaborazione proficua’? La risposta sarebbe positiva solo a patto che anche A sia un truffatore. Oppure, tutti i libri che si scrivono sul razzismo e i razzisti, tendono a una ‘reciproca conoscenza’ in vista di una convivenza pacifica’ tra razzisti e antirazzisti? Direi che, tutt’al contrario, puntano all’aperta demonizzazione del razzista. È insomma evidente che la conoscenza in sé può tanto avvicinare che allontanare, tanto unire quanto separare. Ragion per cui, e chiudo, quel che ha in mente Elsheikh non è la conoscenza in quanto tale (che, anzi, potrebbe ulteriormente aumentare la chiusura verso l’islam) ma una conoscenza a senso unico, tutta tesa a mostrare solo aspetti positivi, dunque perfettamente funzionale all’obiettivo della convivenza e della collaborazione. Ed ecco spiegata, in definitiva, la necessità delle presunte “verità sommerse”…
 
Giovanni Damiano





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1 commento

  1. Ancora islam,ancora maomettani che ci vogliono convincere sulla tolleranza e la reciprocità di tale pseudo religione……….senza bisogno di tanti giri di parole vorrei affermare che saranno matematicamente i loro numeri , i loro figli , ad annientarci e a riportarci all’età della pietra e delle caverne………da noi ovviamente, sul suolo italico naturalmente poiché noi stiamo importando feccia tribale
    ignorante mentre a Dubai stanno importando europei , medici,ingegneri e tecnici preparati dalle nostre università……..per cui non so cosa voglia raccontare l’islamico di turno , per quanto mi riguarda alle cazzate non credo più da diversi anni………islamismo è sinonimo di arroganza,dominio e supremazia per cui a “cappuccetto rosso ” non crede più nessuno……..hanno la vittoria in mano e ancora rompono le sfere celesti……… ci lascino morire in pace, da cristiani e patrioti……….. Auguroni Italia

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