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Roma, 27 apr – Lo chiamano il nuovo modo di fare sviluppo, di vivere, la nuova forma per redimersi da tutti i peccati veniali. Considerano Covid-19 una valida opportunità per riflettere sugli errori commessi, sull’inquinamento causato, sulla deforestazione, lo smog di Milano, gli orsi polari anoressici e i ghiacciai ridotti in poltiglia. La pandemia, per loro, è un’occasione, e loro sono i radical chic. Troneggiano durante le settimane di arresti domiciliari nei programmi tivù e dispensano consigli foderati di seta, ammorbiditi di cachemire, scaldati dalla piuma d’oca. Dai loro possedimenti, che la rivoluzione proletaria ha casualmente ignorato, danno pareri dei più assurdi sulla corrotta società italiana e occidentale che sta pagando per tutto ciò che ha combinato negli ultimi decenni, ma forse anche secoli. Per loro la pandemia sono la natura e la giustizia sociale che si riprendono la loro rivincita. Le deportazioni schiaviste ci stanno facendo pagare il loro prezzo coi morti intubati nelle terapie intensive. La dissennata logica del profitto che caratterizza le ricche regioni del Nord Italia ha prodotto il contrappasso della povertà che si spande come l’olio. Il nostro razzismo intrinseco per il quale abbiamo malmenato i migranti si è trasformato nel loro vaccino in quanto nessun africano contrae il virus. La giustizia divina, e del popolo, si sta abbattendo su di noi.

In periferia abitaci tu

Il punto è però la loro ipocrisia, perché il radical chic, che denuncia smog, razzismo e differenze economico-sociali non vive nelle periferie disastrate, non fa un’ora di macchina per giungere sul posto di lavoro, non fa la spesa al discount. Lui pontifica ma vive dentro la zona centrale e pedonale della città, il migrante che conosce è il filippino che lucida la sua argenteria, fa la spesa nella bottega sotto casa e, per uscire dalla città, si muove su un’auto elettrica da centomila euro. É una vita a bassissimo impatto e dal conto corrente a sei zeri, non a caso egli ha anche un impianto fotovoltaico sul tetto che vale quanto il palazzo popolare dove abitano, a 20 chilometri di distanza, cinquanta famiglie disastrate. Le quali, a parere del solito radical chic, debbono apprezzare l’estrema vicinanza con un campo rom e i tipici falò serali a base di copertoni di auto.
Loro rappresentano l’evoluzione di Peppone, il sindaco di Brescello, il nemico di don Camillo, il quale, dopo aver vinto alla lotteria svariati milioni, si premura di nasconderli cosicché la rivoluzione proletaria non glieli confischi.

Le idee rivoluzionarie di Fuksas e Capanna

Fuksas, il famoso architetto, se ne è uscito poco più di una settimana fa con l’idea mirabolante di “una legge che vieti la costruzione di case più piccole di 60 metri quadri”. A suo modo di vedere, le pandemia si vivono meglio se chiusi in comode ville spaziose. Ci voleva un genio per capirlo. Lui dà il buon esempio: consuma la sua clausura nella campagna senese, dove, a detta sua, “i giovani scapperanno come negli anni Settanta, perché le città si sono rivelate delle grandi carceri”. Quindi il piano consiste nell’abbandonare i rozzi appartamenti di 60 metri quadri per fuggire in campagna e divenire mezzadri di Fuksas, a meno che non si intenda vivere allo stato brado.

Mario Capanna, collegato su Rete 4, ha parlato di come ha vissuto i suoi arresti domiciliari: bene, molto bene. Li ha trascorsi nella sua villa sulle colline umbre, dove ha riflettuto, letto, potato gli ulivi e piantato nuovi tipi di piante selvatiche. Il suo consiglio, tra una sigaretta e l’altra, è di consumare meno, inquinare meno e, dulcis in fundo, andare stanare gli evasori con un metodo infallibile: se hai una Ferrari, devi spiegarmi come diavolo hai fatto a comprarla. Immaginiamo gli abbienti che virano sulle Lamborghini, poi sulle Porsche, poi sulle Bentley, sin quando non decidono saggiamente di varcare il confine e trasferirsi in Svizzera. Ma soprattutto immaginiamo Capanna su un’auto scassata di vent’anni fa, e in una casa priva di ogni comfort e di ogni accessorio che possa in qualche modo ricollegarsi al vituperato consumismo. Signori, da oggi dovete reinventarvi la vostra vita, perché Capanna ha deciso che le vostre mansioni sono proletariamente inopportune. C’è Fuksas che vi aspetta in campagna, dove il lavoro di braccianti vi renderà liberi.

Lorenzo Zuppini

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6 Commenti

  1. Capanna! Da leader della cosiddetta protesta studentesca, a strenuo difensore dei vitalizi suoi e dei suoi compari! Fuksas! Non c’è più vergogna!

  2. Come nel post ’68, stanno nei salotti con la bandiera di turno sul davanzale, mentre fuori divampa la bufera. Vigliacchi, ipocriti e indegni atei. Ignoranti che non sanno che la rivoluzione ha anche il ritorno!

  3. Contesto l’autore, si è dimenticato la Cirinnà e il suo Kompagno Montini con la sua tenuta agrovinicola di Capalbio :-))

  4. Ma pevchè i povevacci stanno in case piccole ?
    Muoiono di fame , mangino le bvioches !

    Quando sento , i cazzoni della gauche caviar blaterare …. per un attimo
    li immagino con la testa nella ghigliottina , testa di c…. , che sta per cadere nel cesto di vimini …. e mi sento subito meglio .

    Aleè , è caduta una testa di c….. !

    Gad sai se i villici ci hanno già appvontato la NOSTVA spiaggia a
    Capalbio ??? Viene anche il pvemiev quest’ anno ?

    …. e vai di GHIGLIOTTINA …..

  5. Loro parlano perché vivranno in casa con grandi giardini.
    Ma lo dicano in faccia a chi vive nei loculi condominiali.

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