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Roma, 27 apr – Vivo, morto, in fin di vita, convalescente? La saga sulle speculazioni a proposito della salute – o della vita – di Kim Jong Un non accenna a finire. C’era chi giurava di avere visto e fotografato la sua salma e c’è chi sostiene che il leader nordcoreano sia «vivo e vegeto». Quest’ultima rivelazione, uscita dalla bocca del  consigliere per la sicurezza del presidente Moon Jae-in in una intervista alla Cnn, ha per il momento messo a tacere le voci su una morte prematura di Jong Un.

L’ultima apparizione pubblica

L’ultima apparizione del supremo comandante risale all’11 aprile, durante una riunione del politburo del Partito dei Lavoratori: il giorno dopo i media statali avevano segnalato la partecipazione di Kim ad un’ispezione di un’unità di difesa aerea da combattimento. Da quel giorno, il leader era sparito dai radar, scatenando ogni sorta di speculazione sul suo stato di salute, da cui però gli esperti di Seoul avevano preso le distanze.

Un’assenza clamorosa

Ma è stata l’assenza del 15 aprile, data della visita annuale alla tomba del nonno Kim Il Sung e alla quale aveva sempre presenziato, a far esplodere le congetture. Nonostante la defezione, alcune lettere da lui firmate e spedite rispettivamente ai leader di Siria, Cuba e Zimbabwe avevano attestato che Kim Jong Un fosse ancora in vita – nonostante alcuni esperti avessero subito avvertito sull’eventualità di possibili falsificazioni o dell’esistenza di missive preparate in anticipo dal Primo segretario agli Affari esteri.

In convalescenza?

Il Daily NK, una piattaforma online gestita da disertori nordcoreani, affermava che il leader era stato sottoposto a una operazione di chirurgia cardiovascolare a causa delle errate abitudini alimentari e del vizio del fumo. Il sito, che citava una non meglio specificata «fonte anonima all’interno del Paese» non era però arrivato a decretare la morte di Kim. Più quotata è invece la versione che vede il supremo leader in convalescenza a Wonsan, una cittadina sulla costa orientale del Paese. Pare infatti che il 21 aprile sia stato avvistato nei pressi della località il treno sul quale Jong Un si sposta abitualmente, e lo confermerebbero le immagini satellitari della 38 North, un’agenzia di monitoraggio della Corea del Nord con sede a Washington.

Mentre le notizie sulla salute del leader si susseguono in un vortice di contraddizioni, è confermato invece l’arrivo, in Corea del Nord, di cinquanta medici cinesi per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19. Lo Stato eremita si era già mosso con incredibile rapidità fin dai primi attimi della pandemia, quando cioè l’emergenza interessava solo la Cina: tre giorni prima che la Pechino chiudesse Wuhan, la Corea del Nord aveva già cancellato tutti i voli da e per la Cina, e pochi giorni dopo aveva già chiuso i confini mettendo in isolamento ogni cittadino straniero e nordcoreano di ritorno dall’estero.

Cristina Gauri

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