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Ustica, depistaggi e verità nascoste: un libro per riaprire il caso

by Nicola Mattei
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ragione e tradimento, libro

Roma, 30 nov – Con Ragione e Tradimento. Strage di Ustica, quaranta anni di verità nascoste (Altaforte edizioni, 208pp, 18€) Luigi Di Stefano è al suo terzo libro sulla vicenda di Ustica, tutti scrupolosamente fanno riferimento agli elementi di conoscenza derivati da relitto, dati radar e documenti giudiziari. La ragione di questo terzo lavoro è “tirare le conclusioni”, perché se è vero che a 40 anni di distanza non c’è una verità giudiziaria sulle responsabilità della morte di 81 persone innocenti è anche vero che le varie inchieste hanno portato a svelare cosa è accaduto, come è stato occultato e poi scientificamente “depistato” fino ad arrivare alla sterilità processuale.

Perché una “nuova verità” su Ustica?

Pur facendo riferimento esplicito agli elementi di conoscenza per capire evitando l’ennesima “verità su Ustica” è necessario inquadrare storicamente il fatto in sé, l’abbattimento che avviene in piena guerra fredda il 27 Giugno 1980. Ma la guerra fredda finisce con la caduta del Muro di Berlino del 1989, parallelamente alla caduta del segreto catacombale su Ustica e l’inizio dei grandi depistaggi.

Quel che è successo, tutta l’assurda operazione di “intercettamento” (così la definisce anche il Dott. Priore titolare dell’inchiesta fino al 1999) che palesemente finisce contro l’aereo sbagliato è sul nastro radar di Marsala. Ci sono tutti gli elementi per individuare i due paesi protagonisti, sia sui dati radar che in interrogatori di esperti radaristi.

Ma siamo appunto in piena guerra fredda e benché a tre ore dal fatto “tutti sanno tutto” (vertici militari italiani e Nato) sull’accaduto si mette il segreto catacombale con la tecnica dei “paraocchi”, a dire che il nastro radar di Marsala viene consegnato alle prime due commissioni d’inchiesta Luzzatti e Blasi per una sola ora a cavallo del disastro, in modo che nessuno ci capisca niente. Ci si giustifica con il segreto militare.

Nonostante questo le prime due commissioni d’inchiesta lavorano al meglio: la commissione Luzzatti trova dei residui di esplosivo T4 e conclude che è necessario recuperare il relitto che giace a 3.500 metri di profondità nella Fossa del Tirreno per stabilire se l’esplosione è stata endogena (bomba) o esogena (missile), mentre la successiva commissione Blasi recupera parte del relitto, trova anche i residui di esplosivo TNT oltre al T4 (e quindi miscela Compound B che si usa per i missili) e conclude a marzo 1989 quale causa dell’abbattimento “missile a guida radar SAR, senza poterne indicare il tipo e la provenienza”.

Di chi è il missile?

La notizia scuote l’opinione pubblica e la vicenda di Ustica si impone sui media. Pochi mesi dopo cominciano i depistaggi.

Si comincia ad ottobre 1989 con le rivelazioni del sergente radarista S.L.: “Avevo un piano di volo Tripoli-Varsavia”. Subito i media estrapolano: sono stati gli americani che volevano abbattere Gheddafi? Gheddafi stesso, che ha subito una rappresaglia americana nel 1982, rilancia in una conferenza stampa, le pagine di giornale diventano migliaia… ci romanza sopra: l’aereo di Gheddafi che andava a Varsavia per incontrarsi col dittatore militare polacco Jaruzelky, con il nobile scopo di comprare grano polacco per i bambini libici, viene avvertito del proditorio agguato ordito dagli americani da servizi segreti amici (quelli italiani, naturalmente) e vira su Malta salvandosi.

Perché allora gli americani abbattono il DC9 se Gheddafi era sfuggito? Per rabbia, risponde uno. Per punire gli italiani spioni, risponde un altro. Per provare i missili, sostiene un terzo. E così via. Ci fosse uno nel 1989 ad accorgersi che Jaruzelsky diventa dittatore militare della Polonia nel 1981, l’anno dopo. Insomma comincia così: più la notizia è strampalata e senza verifica più spazio trova sui media.

C’è bisogno del “Complotto NATO”? Ecco che nel 1991 arriva il Col. C.C. dello Stato Maggiore dell’Aeronautica a riconoscere su una traccia il volo di un radar volante AWACS della Nato che ordisce e gestisce tutta l’operazione. Il Colonnello C.C. si smentisce ma nel 1996, intanto ha fatto nascere la mitologia del complotto Nato che nella narrazione mediatica si va a sovrapporre al “proditorio attacco a Gheddafi” che è ormai obsoleto e non produce effetti giudiziari.

Tutti i depistaggi

Nel libro Di Stefano non si occupa solo di queste pagliacciate, ma anche dei depistaggi in sede tecnica nell’ultima commissione d’inchiesta ottenuti con la tecnica del “ricominciamo da capo” e quindi interpretazioni malevole e sconclusionate al punto che i magistrati saranno costretti ad archiviare la monumentale perizia tecnica costata quattro anni di lavoro e alcuni miliardi di lire, firmata da 11 luminari italiani e stranieri.

Insomma, se dopo quaranta anni non abbiamo una verità giudiziaria un motivo c’è. Ed è che in piena guerra fredda e crisi energetiche i due paesi protagonisti erano “intoccabili”, e sono ancora intoccabili.

Per cui almeno dal 1989 in poi si sono create due verità, una ad uso degli anti-atlantisti col complotto Nato, il volo di Gheddafi, l’AWACS, Rammstein, il Mig nascosto, ed una a uso degli atlantisti con la bomba nella toilette del DC9) che deve diventare verità incontestabile.

Come si sostiene questa ipotesi? Semplice, esaminando il nastro radar di Marsala da un’ora prima del disastro a tre ore e mezza dopo, bypassando sia l’astuzia della “tecnica dei paraocchi” sia il famoso “buco radar” che non è di 10 minuti a partire da 4 minuti dopo il disastro, ma di 44 minuti. Questo nastro nella sua interezza è stato consegnato ai tecnici all’inizio del “supplemento di perizia radaristica” il 10 Ottobre 1995 e da allora uno di essi, vale a dire lo stesso Di Stefano, ha condotto la sua battaglia contro interpretazioni malevole e a volte francamente ridicole. Si apre così un nuovo capitolo di questa lunghissima vicenda. Sperando che sia l’ultimo.

Nicola Mattei

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3 comments

Fabio Crociato 30 Novembre 2019 - 2:57

E’ un libro che leggerò volentieri soprattutto in considerazione del fatto che in Italia esistono in merito due sentenze che fanno a pugni: quella in sede civile e quella in sede penale. La nostra Storia, la nostra vita vuole la verità unica, con eventuali molteplici interpretazioni sulle reali cause, ma i fatti sono i fatti! Come Piazza Fontana e quattro, dicesi quattro, attentati quasi in contemporanea…, irrisolti!. Cambiare o nascondere i fatti, o addirittura inventarli mi pare una vera “indegnità”. Dove è la professionalità?

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Enrico Brogneri 1 Dicembre 2019 - 3:21

Sul terzo libro di Luigi Di Stefano (“Ragione e Tradimento”), visto che mi mancano le giuste competenze tecniche per discuterne, non posso dire né bene né male. È un libro per quei pochi addetti ai quali, come per l’autore, interessano le caratteristiche aeronautiche e militari più dei possibili scenari. Di Stefano ha un’indubbia esperienza in armamenti, sicché i suoi ragionamenti, quando in particolare si ripropone di dimostrare gli errori non sempre fortuiti dei “luminari” (così da lui definiti), possono anche apparire fondati. Il grosso problema sta però nel fatto che lo stesso non è stato finora in grado di soddisfare la curiosità dei lettori interessati a intuire o validare possibili scenari, ancorché alternativi ma necessariamente in linea con le risultanze istruttorie dell’inchiesta.
Insomma, m’aspettavo qualcosa di più, invero con poco ottimismo, perché già nel corso dell’acceso dibattito nel gruppo “Verità sulla strage di Ustica”, l’autore aveva riconosciuto di aver dovuto lavorare, da consulente dell’Itavia, su materiali posticci, reperti che erano tutti notoriamente sospettati di manipolazioni a scopo di depistaggio.

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Enrico Brogneri 2 Dicembre 2019 - 2:20

Non c’è nessun nuovo capitolo da aprire oltre quello tuttora aperto su ragioni e responsabilità della strage. Purtroppo, non possiamo aspettarci granché alla luce della dichiarazione (se veritiera) rilasciata dall’avv. Mario Scaloni, difensore di Davanzali nel procedimento penale contro i 4 generali di Ustica accusati di alto tradimento. Eccone la trascrizione qui fedelmente riportata nella speranza che possa essere interpretata nel suo giusto senso: “… Ha poi l’avv. Scaloni ulteriori colloqui telefonici con l’Avv. Brogneri nel corso dei quali gli spiega che solo pochi giorni prima dell’arringa (doc. 27) aveva saputo, su sollecitazione della Procura, di doversi occupare delle questioni afferenti il Mig libico, e si era dovuto aggiornare in gran fretta su tale argomento,sino ad allora poco approfondito…”.
La suddetta dichiarazione è contenuta nella comparsa di risposta del 10.06.2005 depositata dagli avvocati Maurizio Boscarato, Arturo Antonucci e Fabrizio Hinna Danesi, i quali non mai hanno voluto chiarire il motivo del coinvolgimento della Procura di Roma.

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