Roma, 30 nov – L’attentatore che sul London Bridge ha accoltellato i passanti, uccidendo due e ferendone altri tre, era un jihadista 28enne di origini pakistane. Si chiamava Usman Khan ed era noto alle autorità britanniche, perché già condannato per terrorismo nel 2012. Khan era stato però rilasciato in libertà vigilata l’anno scorso, a dicembre 2018, dopo aver scontato ben sei anni per reati di terrorismo. Insieme ad altri 8 jihadisti aveva infatti già pianificato un attentato. Era insomma un soggetto altamente pericoloso, non a caso il suo rilascio era “su licenza”, dunque avrebbe dovuto soddisfare determinate condizioni altrimenti sarebbe tornato immediatamente in carcere.

Un pericoloso jihadista

Eppure qualcosa nei controlli della polizia deve essere andato storto, visto l’attentato compiuto ieri a Londra da questo “pericoloso jihadista” (come appunto era considerato). E dire che l’intelligence britannica monitorava le sue attività da anni. Nel 2010, quando Khan era appena 19enne, era membro di un gruppo di jihadisti di origine pakistana sparsi nel Regno Unito: residenti a Stoke-on-Trent, Londra e Cardiff. I terroristi avevano realizzato un piano per far esplodere la Borsa, cuore economico della City: volevano infatti piazzare una bomba nei bagni. Non solo: i nove jihadisti stavano raccogliendo fondi tra alcune comunità islamiche della Gran Bretagna per finanziare un “centro di addestramento militare per terroristi in Kashimir”, da realizzare esattamente nelle proprietà della famiglia d’origine di Khan.

“Non rilasciatelo”

I terroristi conservavano diverse copie di “Inspire”, rivista in lingua inglese di Al Qaeda e in generale stava pianificando alcuni attacchi con pacchi bomba. Volevano colpire in particolare la London Stock Exchange, il dean di St Paul’s Cathedral, due rabbini e l’ambasciata statunitense a Londra. Quando ha emesso la sentenza, il giudice si era persino raccomandato di non rilasciarli. Secondo il magistrato, Khan preparava “una seria attività terroristica a lungo termine”. Nonostante la richiesta esplicita del giudice, come spiegato dal responsabile dell’antiterrorismo britannico Neil Basu il terrorista è rimasto in cella sino al dicembre 2018 con la condizionale.

Quali controlli?

E’ stato rilasciato quando non aveva ancora finito di scontare la sua pena, dunque era in libertà vigilata e sembra che indossasse (stando a quanto riferito da alcuni media britannici) il braccialetto elettronico. Come è possibile dunque che sia riuscito a compiere l’attacco di ieri? Come ha fatto ad eludere i controlli? E’ piuttosto difficile non pensare a una gravissima, e dagli esiti purtroppo dannosi, falla nel sistema di monitoraggio britannico.

Eugenio Palazzini

2 Commenti

  1. La soluzione e semplicissima: costringere le facce color merda ad ANDARSENE! Con OGNI MEZZO! Fregandosene ALTAMENTE anche se QUALCUNO ha deciso di FARLI italiani con LEGGINA & TRATTO di PENNA! SBATTERLI FUORI A CALCIONI/ONI/ONI! Io detesto la lingua inglese che fa’ capolino dappertutto, quindi direi: “EUROPA LIBERA DALLE FACCE COLOR MERDA E SCIMMIE E SCARAFAGGI ALLOGENI”! Cancellazione di parolacce ripugnanti come: islam, mussulmani, etc., etc..

  2. Ognuno a casa sua! Che le facce color merda vadano a fare i PORCI che SONO nei loro paesi/cesso! Fino a che qualche CRETINO, (io preferirei definirli: DELINQUENTI! n.d.r.), continuerà a PERMETTERGLIELO!!!

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