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IndianSummer_I-copertina_senza-crocini_17022015_web-500x700Milano, 9 apr – Uscito di recente nelle librerie, Indian summer ’70. Cera una volta San Babila (Aga, 400 pp. 25 €), il primo romanzo semi-autobiografico di Maurizio Murelli, ruota intorno alla figura di Mario e dei suoi amici, Giulio, Aurelio, Toni e Francesco, e alle diverse storie e motivazioni mai raccontate (perlomeno non dai protagonisti dei fatti) che, negli anni ’70, animavano i ragazzi della destra radicale che si riunivano a piazza San Babila a Milano.

Eh sì, perché mentre sulla piazza romana è stato scritto e riscritto di tutto e di più, non ultimo a proposito delle vicende di “Mafia Capitale”, l’esperienza dei fascisti che difesero fisicamente dal 1969 al 1973 l’unico quadrato nero di Milano, “coinvolti – come afferma nell’introduzione lo stesso autore – in una impressionante sequenza, senza soluzione di continuità, di violenti scontri fisici spesso sanguinosi, conflitti anche armati e aggressioni subite e perpetuate”, è stata lasciata nel dimenticatoio o citata secondo gli stereotipi del neofascista borghese, da cui nacque il neologismo dispregiativo del “sanbabilino”.

Invece Murelli, mixando pagina dopo pagina realtà e immaginario, trascendendo la cronaca e unendola all’invenzione, tratteggia la vicenda di Mario, che per un caso del destino viene risucchiato nella vita di trenta anni prima con un ritorno agli anni della giovinezza. Un ritorno che diventa occasione di rinascita e riscatto.

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Maurizio Murelli

Rinascita dal torpore della quotidianità, dalle famiglie costruite negli anni e dal ruolo acquisito nella società. Riscatto per il protagonista e il suo gruppo umano, che assume i caratteri della unicità nello stretto perimetro del cameratismo, verso il sistema che avevano combattuto in gioventù, impersonificato nel finale dall’antagonista.

Alla fine del libro potrà venire un sorriso a tutta quella generazione che negli anni ‘70 ha tenuto testa e corpo all’avanzare fisico del comunismo, in quanto lo spirito impersonale che muove questo libro narra di fatti realmente accaduti o comunque mescolati con la realtà. Personaggi senza una identità reale tranne tre uomini ai quali Maurizio Murelli dedica un cameo: Rodolfo Crovace, Umberto Vivitro e Pierluigi Pagliai. Camerati dell’autore ai quali è dedicato questo romanzo e che Murelli descrive come “soldati irregolari in una guerra irregolare di cui nessun libro di storia recherà traccia e che, da quando sono caduti, riposano nel cuore di un minutissimo manipolo di loro coetanei, oggi veterani sopravvissuti. Tra questi il mio”.

Manfredi Pinelli

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