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Roma, 9 apr – Il governo inglese ha fatto trapelare in questi giorni l’idea di sgravi fiscali nel settore dei videogiochi, con un’unica pregiudiziale, quella identitaria. Negli intenti, infatti, i futuri beneficiari saranno quelle case di produzione residenti nel Regno Unito o in Europa, che svilupperanno trame ambientate nel vecchio continente e che si faranno interpreti dei valori inglesi ed europei.

Pur rimanendo scettici sull’aspetto valoriale, dal fumoso al tedioso politicamente corretto, vi è sicuramente da registrare un’attenzione nuova dedicata ad un mondo considerato sempre di nicchia, limitato generazionalmente e sottovalutato a dispetto dei profitti che genera.

Ad oggi infatti le uniche forme di finanziamento sono quelle della comunità europea inaugurate negli anni scorsi. L’organo di competenza previsto dovrebbe essere il British Film Institute sostenuto interamente da fondi pubblici che attraverso un team di esperti dovrà valutare il punteggio di ogni richiesta e che potrebbe andare a coprire le spese per intero dalla progettazione alla realizzazione.

In Italia un precedente non troppo fortunato di finanziamento pubblico, quel “Gioventù bruciata” ricordato più per le polemiche e per l’oscena giocabilità, nonché per le inesattezze storiche, indica che la strada da seguire è ancora tutta in salita.

Se infatti il “pippone” politically correct e pieno di bug è stato un autogol clamoroso, tante piccole case di produzione si stanno facendo onore e si fanno apprezzare ben oltre i confini nazionali: i recenti vincitori del Drago d’oro italiano della Ovosonico con base a Varese e partnership nel dorato Giappone della Sony o la squadra della Digital Tales ormai leoni nel campo della simulazione motociclistica su piattaforme quali tablet e smartphone, sono realtà affermate che meriterebbero una maggiore attenzione anche del mondo della politica. ù

L’Europa infatti seppure in ritardo rispetto ai colossi giapponesi e americani ha nel corso degli anni sviluppato moltissimo a tutti i livelli e immesso sul mercato prodotti di qualità e con un bacino di utenza milionario, basti pensare a case come la francese Ubisoft con la fortunatissima serie Assassin’s Creed, le inglesi The Creative Assembly e Sports Interactive, rilevate entrambe da Sega, con le serie di Total War e Football Manager.

Un mondo enorme, con uno sviluppo potenzialmente infinito e che nel bene e nel male sarà sempre più presente nelle nostre vite, tutto sta a restare sul pezzo, sulle eccellenze, laddove davvero non prendiamo lezioni da nessuno.

Alessandro Catalano

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