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Roma, 29 lug – Ieri sera a Milano è morto l’editore di Adelphi Roberto Calasso



Le nozze di Cadmo ed Armonia è un libro possentemente estivo: un flusso di immagini legate da un filo sottile – a metà tra il volo pindarico e l’associazione di idee della moderna psicoanalisi – si squaderna agli occhi del lettore. Un sogno dorato invade la mente ristorandola nella calura di luglio-agosto. Non è un filo logico, ma un filo “mitico” quello che seguiva Roberto Calasso oggi scomparso a 80 anni. Del mito, in particolare del mito greco, Calasso fu devoto narratore, in un’epoca in cui gli intellettuali si dedicavano ad altre mitologie più recenti e più torve.

Roberto Calasso, uno stupore inesausto

Le fortune della casa editrice Adelphi, dovute anche all’opera dello scrittore, rappresentano storicamente il fallimento del vecchio programma della sinistra legato alle “magnifiche sorti e progressive” del marxismo. Calasso contribuisce a sfondare quella gabbia di ferro ideologica e apre gli orizzonti mentali a Nietzsche, ma anche a Konrad Lorenz, ai fisici che cercano sintonie tra le scoperte più recenti della scienza e intuizioni degli antichi mistici pitagorici e indiani. Soprattutto da parte di una certa destra tradizionalista cattolica si è voluto vedere in questo nuovo programma di ricerca “adelphiano” (che peraltro già nel nome manieristicamente greco evocava altre fratellanze sospette) il riemergere dell’antica gnosi.

Se le parole hanno un senso la critica in parte coglie nel segno, in parte è fuori strada. Lo gnosticismo della tarda antichità esprimeva una stanchezza e un rancore verso il mondo che in verità è stato fatto proprio anche da ortodossi seguaci della fede cattolica nei secoli successivi. In Calasso invece vi era, vi è uno stupore inesausto per il mondo, un abbraccio dionisiaco dell’esistenza “al di là del bene e del male”. Diciamo la verità, se non vi fosse di mezzo lo spartiacque dell’antifascismo di tipo alto-borghese potremmo dire che Calasso– nella rilettura di Nietzsche – prosegue D’Annunzio con altri mezzi…

La fascinazione anti-moderna

Vi era una fascinazione dell’arcaico in Calasso come reazione al rigido “impegno sociale militante” che lo accomuna ad un altro autore italiano, il barocco Elémire Zolla. Questa fascinazione anti-moderna ha condotto molti a sinistra, ma anche a destra, a ripudiare l’appartenenza europea, a cercare altre radici, tra “i primitivi” di ogni tempo e luogo esotico. Calasso si teneva ben distante da questi sradicamenti, li considerava evidentemente puerili. Nella sua ricerca mitografica che si estende dalle Nozze di Cadmo e Armonia alle Rovine di Kasch, fino a Ka vi è semmai il tentativo di cogliere i nessi tra l’immaginario greco-mediterraneo e quello delle altre civiltà, in particolare dell’India.

Vi è un “mito” proprio al nostro tempo, proprio alla coscienza di veglia dell’uomo moderno individualizzato? A questa domanda Calasso non risponde. Ma il punto è che Calasso non si è mai posto come “il maestro che dà risposte”, non si è mai atteggiato a guru. Anche questo ne rende piacevole il ricordo come di viaggiatore settecentesco, mai serioso, mai faceto, capace di evocare immagini. Lasciando che il lettore possa da quelle immagini trarne un concetto non forzato, non imposto. Gli sia lieve la terra ora che è scomparso. La terra peraltro lievissima del mondo dei miti.

Alfonso Piscitelli

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