Quelli che seguono sono alcuni estratti del romanzo Roma o morte [IPN]

Era il trigesimo dell’assassinio di Giulio Giordani, di quella che era passata alle cronache come «la strage del Palazzo d’Accursio». Leonardo se la ricordava bene. Tutti i militanti di Ferrara erano andati a dare manforte ai camerati bolognesi di Leandro Arpinati. Volevano impedire che, durante l’insediamento della nuova giunta rossa, dal balcone del palazzo comunale venisse issata la bandiera rossa al posto di quella tricolore.

Questo estratto è stato pubblicato sul Primato Nazionale di novembre 2022

Il prefetto era riuscito a mediare, ottenendo che i fascisti non prendessero parte al consiglio e che i socialisti non issassero la loro bandiera. Ovviamente solo i primi avevano mantenuto i patti. Dalla Torre degli Asinelli i socialisti avevano issato e sventolato un drappo rosso. E i fascisti erano accorsi in massa, arrampicandosi sulla torre come in un assedio medievale e strappando lo straccio rosso, sostituendolo con il Tricolore. Quindi avevano caricato il cordone dei carabinieri, sfondandolo, per entrare in Piazza Maggiore. Dai balconi del castello avevano iniziato a sparare e loro avevano risposto al fuoco. La folla, in preda al panico, era fuggita verso il cortile dove però erano acquartierate le guardie rosse, che pensando di trovarsi di fronte una carica di fascisti avevano sparato e lanciato bombe a mano, trucidando alcuni civili e ferendone altri.

Dal romanzo «Roma o morte»

Ma la vigliaccheria più spregevole era avvenuta nella sala consiliare, dove si era aperto il fuoco contro la minoranza liberale. Il tenente Giulio Giordani, mutilato di guerra, eroe dell’assalto alla Trincea delle Frasche, dove aveva perso una gamba, era stato freddato con quattro colpi di pistola. […] E ora a Ferrara si celebrava il trigesimo di Giordani, con un corteo organizzato dal fascio ferrarese che voleva omaggiare l’eroismo dell’uomo che aveva combattuto per l’Italia e il suo martirio contro quelle forze che l’Italia volevano distruggerla in nome di una rivoluzione straniera. Al corteo c’era un numero di persone notevolmente maggiore rispetto a quelle che avevano sfilato dietro la bandiera, poco più di un mese prima.

A dimostrazione del fatto che l’esasperazione e l’indignazione contro la violenza rossa cresceva e montava di giorno in giorno e che tutti oramai si affidavano al fascio ferrarese come unica speranza contro di essa.

«Non entrerete assolutamente in contatto. Voi percorrerete via della Giovecca, mentre la manifestazione socialista si terrà statica all’interno del Teatro Comunale» aveva assicurato il prefetto, che parlamentava con il granatiere. Che aveva sputato per terra sdegnato.

«Ma che si manifestano loro? Cosa devono celebrare?».

«A Bologna alcuni loro esponenti sono stati malmenati da alcuni dei vostri. Nicolai e Misiano».

«Beh certo, loro manifestano per due dei loro presi a calci e pugni ma poi è normale che ammazzino la gente a pistolettate. Ehi Leo, ma poi sto Misiano non è quel porco disertore che era andato a Fiume per provare a sobillare gli operai contro D’Annunzio?».

Leonardo annuì. E di certo non gli dispiaceva che quel Misiano fosse stato bastonato. Il prefetto provò a…

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