Roma, 1 dic — Il centrodestra si spacca sul dialetto nelle scuole: mentre in Friuli Venezia Giulia un esponente di Fratelli d’Italia chiede di riconoscere l’italiano come lingua ufficiale spodestando l’insegnamento del friulano, nel vicino Veneto il Carroccio chiede che ai bambini vengano impartite lezioni di veneto, considerato una vera e propria lingua.

Menia (FdI) contro l’insegnamento del dialetto in Friuli

A provocare questo piccolo terremoto politico è stato il senatore di FdI Roberto Menia. Figlio di esuli istriani, in un disegno di legge costituzionale ha lanciato la sua iniziativa a sostegno dell’identità italiana a partire dall’idioma. «L’italiano è la lingua ufficiale della Repubblica. Tutti i cittadini hanno il dovere di conoscerla e il diritto di usarla» è il comma che Menia vorrebbe introdurre nell’art. 12 della Costituzione. Secondo il senatore «vanno rafforzati gli elementi identitari che danno un senso comune alla vita di una nazione», perché «l’evoluzione della nazione, anche e soprattutto tenendo conto delle dinamiche demografiche e delle spinte migratorie, deve trovare un collante e una ragione propulsiva nella lingua. Il fenomeno migratorio pone nuove questioni che attengono, da una parte, al principio di accoglienza e solidarietà, ma dall’altra vogliono che esso si coniughi a quello del mantenimento e della difesa dell’identità italiana».

Noi a monolinguismi che cancellano l’italiano

Menia precisa che «La sottolineatura dell’unità linguistica» non è in conflitto «con la conservazione delle lingue minoritarie, tutelate dalla Costituzione» ma la protezione avanzata delle minoranze nazionali o linguistiche non deve essere pretesto per «l’imposizione di un monolinguismo nella toponomastica che cancella l’italiano: succede da anni nell’Alto Adige con il tedesco e inizia ad accadere anche nella Venezia Giulia con lo sloveno. In alcune parti del territorio nazionale la centralità dell’italiano è messa in discussione». Se nessuno vuole negare l’esistenza delle parlate locali, queste «dovrebbero avere un ruolo diverso, rimanendo ad esempio fuori dalle aule scolastiche».

Secondo Menia l’iniziativa dei leghisti veneti riguardo il dialetto nelle scuole rappresenta «una strada sbagliata, che testimonia le diverse sensibilità tra i partiti della maggioranza». L’insegnamento del friulano, conclude il senatore, non è necessario: «Ci sono tanti posti dove parlare friulano, a casa, nelle associazioni culturali». Perché «Tra la difesa dei campanili e la globalizzazione senza freni esiste una via di mezzo, che si chiama identità nazionale e unità linguistica».

Le reazioni

Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Walter Rizzetto mette le mani avanti. L’iniziativa, commenta, è stata presa da Menia a titolo «personale» e non da FdI (Menia è stato eletto in Liguria, non essendo inserito nelle liste friulane locali per il Sanato). Dal senatore e coordinatore regionale della Lega, Marco Dreosto, arriva la sferzata: «Nessuno tocchi il Friulano. È necessario mettere in atto, e non boicottare, tutte quelle azioni volte a salvaguardare l’identità del popolo friulano, permettendo ai nostri giovani, anche attraverso l’insegnamento nelle scuole, di continuare a parlare in friulano».

La proposta pro dialetto della Lega

Come detto, in Veneto la Lega è di tutt’altro avviso. A tal proposito 18 deputati leghisti, capeggiati dal sottosegretario Massimo Bitonci, hanno presentato un disegno di legge per introdurre l’insegnamento del dialetto veneto sin dalle scuole materne, chiedendone l’inserimento tra le lingue storiche tutelate nella legge del ’99. Quelle «delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano, il sardo». Nel disegno di legge è previsto l’insegnamento del veneto in parallelo con l’italiano alle materne e «l’uso anche della lingua della minoranza come strumento di insegnamento» alle elementari.Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Non vorrei fraintendere, ma la lingua italiana unificante deve il massimo rispetto ai dialetti altrettanto unificanti e portatori di verità storiche incancellabili. Altrimenti torniamo al latino, non volgare. Menia in Friuli vale come il due di briscola, chiacchiere, chiacchiere e ancora chiacchiere a detta di tutti i camerati di ogni ordine e grado.

  2. Ci hanno fatti crescere con la vergogna di parlare in dialetto.
    Oggi abbiamo vergogna di non conoscerlo.
    A scuola si insegnino l’arabo ed il cinese.
    Poi scopriremo che anche l’arabo ed il cinese hanno una infinità di dialetti.

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