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Torino, 5 mag – Christian Raimo, il consulente del Salone del Libro di Torino che scrisse un delirante post in cui, facendo una vera e propria “lista di proscrizione” di giornalisti, li accusava di sostenere “un razzismo esplicito” – intervento che ha scatenato numerose polemiche e accuse di censura sulla manifestazione culturale – ha deciso di dimettersi.

Raimo: “Profondo e sincero rammarico”

“Ho deciso di presentare le mie dimissioni dal gruppo dei consulenti per proteggere il Salone del Libro di Torino dalle polemiche che hanno fatto seguito a un mio post, pubblicato a titolo strettamente personale”: scrive così Raimo. “Il Salone del Libro di Torino è uno spazio di libertà, di dibattito e confronto di idee, di cultura e di apertura, di molteplicità e democrazia”, continua dunque l’ex membro del  comitato direttivo del Salone del libro. “Con queste dimissioni testimonio il mio sincero e profondo rammarico per una presa di posizione individuale che, ben al di là delle mie intenzioni, potrebbe, ma a nessun costo deve, risultare fuorviante rispetto a ciò che il Salone del Libro è da oltre trent’anni, e vuole essere oggi e in futuro”.

Borgonzoni (Lega): “Radical chic predicano censura”

Lucia Borgonzoni, la sottosegretaria ai Beni culturali, proprio ieri in giornata aveva preso posizione sull’intervento di Raimo: “Le accuse di fascismo e razzismo rivolte pubblicamente ad alcuni giornalisti italiani da parte del consulente del Salone del Libro di Torino, Christian Raimo, sono di una gravità inaudita. Esprimo loro la più totale solidarietà e vicinanza”. E ha aggiunto: “Sto verificando in queste ore con il Ministero dei Beni culturali tutti i provvedimenti del caso, i vertici del Salone, a cui scriverò, facciano altrettanto prendendo innanzitutto le dovute distanze da Raimo. La sua lista di proscrizione – perché di questo si tratta – è una ferita alla democrazia, alla libertà e al pluralismo, oltre che all’immagine internazionale del Salone stesso. Certi radical chic amano predicare tanto contro le censure da regime salvo poi scagliarsi a gamba tesa proprio contro chi si permette di non pensarla come loro”.

Wu Ming: “Mai con i fascisti. Non andremo al Salone”

Nel frattempo, il Salone del Libro vede un’altra “deiezione” a causa della presenza, evidentemente inconcepibile per questi hooligans della democrazia a senso unico, di alcune case editrici (come Altaforte, “rea” di pubblicare un libro – intervista al vicepremier Matteo Salvini) “sovraniste”. A dare l’addio alla manifestazione ora è il collettivo Wu Ming che, attraverso il proprio blog Giap, fa sapere che rinuncerà a presenziare: “Ormai è noto: al Salone avrà uno stand Altaforte, la casa editrice di Casapound. Nei giorni scorsi questa notizia ha suscitato molte critiche ed esortazioni a tenere fuori dalla kermesse una presenza platealmente neofascista” si legge nell’intervento, intitolato: Gomito a gomito coi neofascisti? Mai. Ovvero: perché non andremo al SalonedelLibro di Torino.

In un intervento isterico alla stregua di quello scritto da Raimo, si può ancora leggere: “A Torino si è compiuto un passo ulteriore nell’accettazione delle nuove camicie nere sulla scena politico-culturale italiana. Noi riteniamo che i fascisti vadano fermati e, metro dopo metro, ricacciati indietro. Noi non abbiamo intenzione di condividere alcuno spazio o cornice coi fascisti. Mai accanto ai fascisti. Per questo non andremo al Salone del Libro”. Dunque, il collettivo di scrittori sostiene di non voler dare spazio ai “fascisti” ma, de facto, mette i remi in barca e come Christian Raimo (protagonista di una clamorosa marcia indietro dopo la grama figura rimediata e le pericolose accuse di razzismo), al quale esprimono solidarietà per i  “pesanti attacchi” (sic) ricevuti, rimarrà a casa: evidentemente, loro non hanno bisogno di partecipare ad una simile kermesse culturale – i nipotini ribelli della Resistenza hanno già i loro buoni appoggi.

Ilaria Paoletti

5 Commenti

  1. Purtroppo Raimo é anche assessore alla cultura di un Municipio di Roma… Viene da interrogarsi riguardo all’imparzialità di un personaggio che – sia pure a titolo personale – esprime idee come le sue; e pensare che possa poi disporre di risorse derivanti dalle tasse di TUTTI i cittadini (fascisti compresi) lascia parecchio perplessi.
    Quanto ai Wu Ming… Cosa può fregare della partecipazione o meno di gente che non é neppure pronta a firmare con il proprio nome?

  2. per alcuni, la chiamano democrazia, altri, libertà,ognuno cerca di imporre il proprio ideale o pensiero,quando nei fatti questi individui ignorano la umile parola RISPETTO, verso il prossimo, indipendentemente dal luogo di nascita, lingua, colore della pelle, ceto social !!!!!, fede,ideali.Quando capiranno che ogni essere umano non è un’isola,tanto meno più di altri, allora ,forse avremmo capito che la razza umana è una sola e tale và rispettata, con il dialogo, il confronto civico, un pizzico di umiltà consapevoli di essere utili gli uni con gli altri, nel piacere di saper dare senza nulla chiedere, senza imposizioni , idealismi ,religiosi, egoismi,violenza, ed odio.

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