Roma, 8 apr – Da sabato 9 aprile chi andrà in visita ai musei civici di Bologna si troverà di fronte una segnaletica del tutto particolare. Su alcuni dei beni esposti nelle varie sale verrà apposta una didascalia con una cornice rossa e il testo “Priorità di evacuazione in caso di allarme”, così da segnalare le opere d’arte che sarebbero da salvare e avrebbero la priorità in caso di eventi calamitosi come bombardamenti o altro. Un avviso piuttosto curioso che non nasce da un eccesso di zelo per la sicurezza, me che è un messaggio politico.

La volontà dietro questo progetto è quella di far immedesimare i visitatori del museo con chi sta vivendo sulla propria pelle il dramma della guerra. In un conflitto è a rischio pure l’arte. Potremmo avere qualche dubbio che il primo pensiero di chi si trova in un teatro bellico sia quello di andare al museo e di salvaguardare le opere d’arte. Ne sono, invece, certi il sindaco del Pd, Matteo Lepore, e tutta l’amministrazione comunale.

“Opere d’arte in pericolo”: le parole del sindaco di Bologna

Infatti, Lepore parla di un modo per manifestare vicinanza all’Ucraina e chiosa così sulla vicenda: “Abbiamo voluto mettere in campo questa iniziativa simbolica per comunicare un messaggio di solidarietà verso le istituzioni museali dell’Ucraina impegnate a mettere in sicurezza e salvaguardare il patrimonio culturale, storico e artistico esposto alle minacce e ai danni causati dal conflitto armato con la Russia, che stanno aggravando la crisi umanitaria in corso. Con questa azione vogliamo dare un messaggio più ampio ai visitatori dei nostri musei: in guerra le opere d’arte, così come le vite, sono in pericolo”.

L’appello di Riccòmini

Tutto nasce da un appello dello storico dell’arte Marco Riccòmini, il quale, in una intervista a Repubblica, aveva chiesto come “gesto simbolico” di “eleggere una stanza nella quale segnare le opere da portare in salvo e quelle da lasciare indietro”. Finora solamente il Comune di Bologna, città di cui peraltro è originario proprio Riccòmini, ha ripreso questo invito.

Di certo l’iniziativa stona con la situazione attuale, portando con sé un’involontaria comicità tra il grottesco e l’allarmistico. Un appello da anime belle, da radical chic fuori dal mondo, che pare piuttosto velleitario. Non bisogna per forza essere Marinetti e voler distruggere tutti i musei per accorgersi che forse di questi tempi le priorità sono altre.

Michele Iozzino

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