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Roma, 25 feb – Ormai possiamo affermarlo con una certa sicurezza: se in vinci il Premio Strega, ci sono buone probabilità che tu sia una mezza cartuccia; se invece lo vinci due volte, allora sei proprio cintura nera di vacuità. Ovviamente non è questo il caso di Sandro Veronesi, che si è sempre distinto per talento creativo e bon ton dialettico. Come quando, a governo giallofucsia appena insediato, disse con garbo: «Farei saltare i denti a tutti i leghisti». Questa è alta cultura, anzichenò. È per questo che Veronesi ci è rimasto malissimo quando ha saputo che Lucia Borgonzoni è il nuovo viceministro della Cultura. Un dolore troppo lancinante per essere vero.



Veronesi contro la Borgonzoni

Intervistato da Mow, Sandro Veronesi ci ha tenuto a farci sapere quanto è contrariato dalla nomina della Borgonzoni, che per l’illuminato scrittore «non si basa certo sui suoi pregi, anzi: che non ne sia particolarmente adatta è ormai ben chiaro». Ma per Veronesi il problema non è solo la Borgonzoni. E così ecco che arriva la scomunica in classico stile radical chic: «Non credo si sia mai sentito un esponente della Lega parlare di cultura come una delle leve fondamentali del nostro paese: è per questo che forse non sarebbe il caso di far ricoprire questo ruolo ad un membro di tale partito». Così, per decreto metafisico.

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Una ben strana concezione della cultura

Insomma, il problema per Veronesi non è la Borgonzoni in sé – che, a onor del vero, più di qualche gaffe l’ha fatta – ma il fatto che sia una leghista. La competenza c’entra fino a un certo punto: «La Borgonzoni in sé alla Cultura non può fare molto danno, così come non può farlo l’ultimo dei leghisti: non dimentichiamoci poi, che a capo del ministero in questione abbiamo un personaggio qualificato come Dario Franceschini». Capito? Franceschini: un grigio burocrate di partito, e non certo un fine intellettuale. Ma poi, di che stiamo parlando? I radical chic come Veronesi sono gli stessi che hanno sostenuto al dicastero dell’Istruzione una semianalfabeta come Valeria Fedeli (quella del «più migliori»), che si è pure inventata titoli accademici mai conseguiti. Insomma, due Premi Strega saranno forse perfetti per ottenere una lustrata di natiche nei soliti salotti mondani, ma di certo non ti tengono al riparo dall’ilarità e dal ridicolo. Neanche un po’.

Valerio Benedetti

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