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Roma, 25 feb – L’Armenia è ripiombata nel caos questa mattina a seguito di tensioni tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il capo dello stato maggiore dell’esercito Onik Gasparyan. Il premier armeno ha infatti licenziato il militare dopo che questo ha chiesto le dimissioni del suo governo. Ne sono scaturite proteste a sostegno della richiesta dei militari, i quali accusano Pashiniyan di aver gestito in maniera pessima il conflitto in Nagorno-Karabakh.

Nelle strade di Erevan – la capitale della Repubblica Armena – i cortei di manifestanti accusano il premier di essere un traditore e di aver abbandonato gli armeni dell’Artsakh. Gasparyan, da parte sua, ha intimato le autorità di non usare la forza per reprimere le rivolte a sostegno della sua richiesta, questo mentre già si registrano scontri tra chi chiede le dimissioni del governo e di chi invece il presidente lo sostiene.

Armenia, un tentativo di golpe?

Pashinyan ha parlato di tentato golpe. Ha poi dichiarato inaccettabile l’ingerenza dell’esercito nei processi politici e ha indicato come imperativo il mantenimento del potere nelle mani del popolo, nel pieno rispetto della costituzione. Ha poi dichiarato che i golpisti non riusciranno nei loro intenti, questo mentre la polizia viene dislocata in forze nelle strade di Yerevan.

L’esercito ha definito i recenti fatti come un “momento cruciale per la salvezza della Patria” armena e rivendica “l’assoluta spontaneità delle sue azioni”. Le proteste anti-Pashinyan vedono anche la partecipazione del partito Armenia Prospera – di ispirazione conservatrice e filo-russa – e di Grigoriy Khachaturov, l’ex segretario del Patto Eurasiatico (CSTO), questo mentre la coalizione di maggioranza e europeista My Step si schiera col premier.

Arayik Harutyunyan, il capo della repubblica dell’Artsakh, da parte sua si è offerto come mediatore tra il capo del governo e il militare, dichiarando che è già stato versato troppo sangue nel conflitto che nel 2020 ha colpito l’enclave armena in Azerbaigian. Pashinyan da parte sua è stato accusato proprio di aver abbandonato Harutyunyan nella firma di quel cessate il fuoco che ha visto la repubblica dell’Artsakh perdere parte dei suoi territori.

Le reazioni internazionali

Mosca si dice estremamente preoccupata degli eventi nell’entroterra del suo alleato strategico e invita le parti alla calma. La Russia gestisce una base militare in Armenia ed è interessata a mantenere la stabilità nella regione, tanto da aver mediato la pace tra gli armeni dell’Artsakh e l’Azerbaigian. Sintomo di questa volontà il recente annuncio di una ferrovia che avrebbe collegato la Russia e l’Iran attraverso la repubblica azera.

Il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, definisce inoltre il fatto come una “questione interna”, essendo entrambe le nazioni parte di un comune progetto eurasiatico. Lavrov non avrebbe tardato a mettersi in contatto con la sua controparte armena per discutere della situazione nella nazione. Il contenuto di questa telefonata rimane tuttavia ancora nascosto, questo mentre su Erevan già si vedono passare jet militari a bassa quota.

Altro attore regionale preoccupato per la situazione in Armenia è la Turchia, la quale ha immediatamente condannato quello che definisce come un colpo di stato. Una posizione forte da parte di un governo che definire “interessato” alla questione caucasica sarebbe un eufemismo. Inutile infatti ricordare il ruolo decisivo svolto da Ankara nel conflitto del Nagorno-Karabakh. Sulle posizioni turche è anche l’alleato azero, che vuole evitare un’ulteriore polveriera nella regione.

Come evolverà la situazione in Armenia?

La situazione rimane in stallo. Pashinyan, da Piazza della Repubblica – dove ha radunato i suoi sostenitori – ha detto che il golpe “non ci sarà”. L’ordine di rimozione di Gasparyan e degli altri 40 ufficiali che hanno chiesto le sue dimissioni, tuttavia, non è stato ancora implementato dal capo dello stato armeno Armen Sarkissian, il cui silenzio rivela una situazione dove potrebbero essere implicati più interessi di quanto non sembri. Incerta è anche la condotta dei militari. Non si sa infatti come potrà reagire l’esercito armeno, non è escluso l’utilizzo della forza da parte dei soldati.

Giacomo Morini

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