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Roma, 12 feb – È appena finito Sanremo, e la platea virtuale dei social network si è come al solito divisa tra opposti schieramenti. Ma la maggior parte dei commentatori non si sono accapigliati su chi fosse il migliore in gara, come sarebbe logico attendersi, ma attorno alla vera e propria “celebrazione laica” del festival della canzone italiana, in una corsa non pubblicamente dichiarata a chi è meglio di chi.

Tra chi snobba Sanremo e gli ultras del nazionalpopolare

Da un capo della corda tirava la squadra che vanta di non avere la televisione dalla caduta dell’Unione Sovietica, perché mezzo di comunicazione ritenuto ad esclusivo appannaggio delle classi più popolari ed ignoranti, salvo poi svelare in un post precedente o successivo la presenza in casa di un 55 pollici a schermo piatto con un uso limitato alle retrospettive sull’opera omnia di Tarkovskij.  Verrebbe da tirare fortissimo questa fune, se dall’altra parte non ci fosse piazzato l’equivalente opposto e speculare, altrettanto disturbante, composto da coloro che rivendicano con orgoglio una presunta genuina appartenenza alla millenaria tradizione dei Lupercali di Sanremo. Questo teatrino che rimanda ad una delle poche scene davvero memorabili della cinematografia di Nanni Moretti, quel “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”, non è una peculiarità del Festival nazionalpopolare per eccellenza.

San Valentino, carnevale e 8 marzo. Siete pronti?

Su internet ed in particolar modo sui social network, da Facebook a Twitter passando per Instagram e via dicendo, questa contrapposizione è perenne, e se la vediamo sistematicamente sotto le effigi dei politici, ormai ammantate di santità dall’una o dall’altra parte, l’ambito dove è più marcato è proprio quello della celebrazione di qualunque rito collettivo o festività, religiosa o laica. Per fare qualche esempio, ora che, appunto, ci siamo lasciati alle spalle le paternali progressiste e le tutine dei rapper, siamo pronti all’avvento di San Valentino. Che dividerà i post schierando chi bolla la ricorrenza con la lettera scarlatta del consumismo, a suon di “per chi si ama ogni giorno è San Valentino”, contro chi risponde con la levata di scudi dell’“odiate San Valentino perché nessuno vi porta a cena, nessuno vi vuole!”. Sarà un grande derby, ma non inferiore a quello che ci aspetta subito dopo: evviva il Carnevale che è tradizione e gioia per grandi e piccini proprio come quando eravamo adolescenti noi e sui carri allegorici ci scappava anche un bacio, o abbasso il Carnevale che ormai è stato svuotato del suo antico significato e riempito di maschere che nulla hanno a che fare con il loro significato di un tempo?

Con l’avvicinarsi della primavera sarà ancora 8 marzo, la temutissima Festa della Donna. In questi anni di predicozzi neofemministi c’è da rifuggirla quanto i contagi virali: chi collezionerà più like? Chi rivendicherà che il rispetto verso le donne si dimostra tutti i giorni (spoiler: di solito sono gli stessi che tutti i giorni è San Valentino) o chi sfoggia la mimosa come memento dell’emancipazione ormai avvenuta? E chi tra queste tifoserie ha più diritto a esigere un tot di pollicioni e cuoricini raccontandoci ancora una volta la storia della “vera ragione dietro la commemorazione dell’8 marzo”?

Il baretto di Facebook

Per Pasqua tenetevi già pronti, la guerra dei post tra “agnellino fratello animale” o “agnellino solo al forno con patate” verrà combattuta senza esclusione di colpi e chissà se vincerà il migliore. In mezzo, tutti i non partecipanti. Quelli che magari un’opinione ce l’hanno, ma può essere che semplicemente abbiano voglia di parlare d’altro. Il “baretto” di Facebook questo è, un bar, e come in tutti bar si chiacchiera per lo più di quel che è sulla bocca di tutti in quei giorni, ma non solo. C’è sempre un avventore ubriaco e uno noioso, uno che legge il giornale e uno che si beve il caffè nell’angolo, il barista che osserva scuotendo la testa e soprattutto la vita che scorre in mezzo. E va benissimo così.

Alice Battaglia

1 commento

  1. …ci siamo salvati dalle ” feste” natalizie, capodanno e befana incluso…il dilemma è: ci salveremo dalle prossime ” festività”? Ai posteri ardua sentenza..

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