Roma, 21 nov – I moti di contestazione si moltiplicano sotto il cielo. E, così, dopo i “venerdì per l’ambiente”, spuntano ora le “sardine” di Bologna. Occorre procedere seguendo la via regia del pensiero critico: con le parole del “Trattato politico” di Spinoza, “nec ridere, nec lugere, neque detestari, sed intelligere”. La domanda da porre, decisiva per inquadrare la questione, è una soltanto: come reagisce il potere rispetto al moto contestativo in questione? Con manganelli e diffamazione mediatica permanente, se il moto mette davvero in discussione la tenuta sistemica del potere, i diagrammi di forza asimmetrici: così è stato con le giubbe gialle galliche, massacrate a colpi di manganello e diffamate come antisemite e sovversive.

Celebrati dai media come Greta

Se, invece, il moto contestativo in questione è portatore di un dissenso conservativo, che non mette in discussione i rapporti di forza e magari distrae rispetto ad essi, allora la reazione del potere si risolve nella celebrazione mediatica permanente e nella beatificazione giornalistica immediata. Così è stato, appunto, con i “venerdì per l’ambiente” indetti da Greta Thunberg: la classica protesta conservativa, che mai menziona il conflitto di classe e l’emancipazione del basso. Ebbene, come si collocano le sardine di Bologna? È evidente. Rientrano nella seconda tipologia. È l’apoteosi del dissenso conservativo, della contestazione alleata del potere. La loro lotta, salvo errore, non menziona nemmeno la violenza dei mercati, il manganello invisibile dello spread e della Ue, i soprusi della global class dominante. No. Il loro problema è, sic et simpliciter, Salvini.

Premesso che Salvini, con il suo liberismo thatcheriano, non è la soluzione, e sarebbe anzi un avversario nel quadro di un conflitto nazionale tra liberisti e socialisti: premesso tutto questo, è evidente che il nemico principale oggi non si chiama Salvini. Si chiama invece globalismo capitalistico, cosmopolitismo dei mercati apolidi, openness mercatistica. Rispetto a tutto questo, le sardine non hanno nulla da dire, ovviamente. Chi tace acconsente, usa dire.

L’antifascismo liturgico ignora il manganello dei mercati

Insomma, siamo al solito antifascismo liturgico delle sinistre fucsia e arcobaleniche da Ztl, sideralmente lontane dalla classe lavoratrice, che usano la lotta contro il fascismo per nascondere la loro adesione integrale al capitalismo, il proprio vile tradimento di Marx, di Gramsci e dei lavoratori. Combattono contro un manganello che non c’è più, per accettare in religioso silenzio il manganello arcobaleno dei mercati e dello spread, del fiscal compact e del precariato. Per questo, le sardine sono celebrate in modo ubiquitario dal circo mediatico e dal clero giornalistico. Sono perfette per dirottare l’attenzione dalla contraddizione reale a quella fittizia, per evitare che si crei una vera contestazione – modalità giubbe gialle – contro il fanatismo economico del mercato globale.

Ormai il nostro timore sembra guadagnare lo statuto di solida certezza: le rivolte fucsia al servizio – consapevole o inconsapevole – del padronato cosmopolitico rendono indisponibili gli offesi del pianeta, li rendono schiavi in lotta per le loro catene. Pronti a battersi unicamente contro eventuali liberatori. Rimodellando le parole di una nota canzone: avanti élite, alla riscossa, bandiera fucsia trionferà… 

Diego Fusaro

4 Commenti

  1. Più che “alleata” , io la definirei: SERVA PREZZOLATA & SALARIATA. Gentucola e giovinastri che, senza le “sub/elites” alla Padron FRODO, RENZO TRAMAGLINO, etc., sarebbero, per loro stessa, vile e servile natura, CONDANNATE ad una VITA di ANONIMATO, PRECARIATO & DISOCCUPAZIONE. Senza alcuna possibilità di REDENZIONE.

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