Roma, 28 set – Sii uno scrittore progressista, metti una M in copertina, scrivi un romanzo – anzi, una trilogia fiume – sul Duce, e il successo è assicurato. Quei libri verranno pompati, esaltati, presentati in omnia media come grandi opere da leggere e rileggere. Operazione azzeccatissima quella di Antonio Scurati, sotto le luci della ribalta grazie a opere incentrate sull’arcinemico storico di ogni antifascista che si rispetti. Nulla di incredibile, prima di Scurati fu Pennacchi con Canale Mussolini. Tutt’altro stile e contenuto sì dirà. Senza dubbio, ma letteraria pensata pur sempre legata a quella parolina “magica” in copertina. Il problema è quando M diventa un’ossessione, una fissazione, uno spauracchio da evocare a ogni piè sospinto. Si finisce per parlare solo di quello, interpellati solo su quello, chiamati in causa unicamente per buttar là paragoni con l’attualità, talmente forzati da strappare più sbadigli che risate. E cosa avrebbe potuto asserire oggi, Scurati, dopo la netta affermazione di Fratelli d’Italia alle elezioni politiche? Risposta sin troppo scontata, dunque tragicomica: “Meloni erede di Mussolini”. Implicito: ‘E se non ci credete, comprate uno dei miei libri, qualche arguto collegamento lo troverete senz’altro’.

Così Scurati vede nella Meloni l’erede di Mussolini

Scurati, intervenuto ai microfoni de Le Dauphiné Libéré, ha detto che in Italia non stiamo assistendo al ritorno del fascismo (ma non ci dica), ma alla “vittoria clamorosa di un partito che ha le sue radici culturali e ideologiche nel fascismo”, e questo “è un dato di fatto”. Dunque? Scurati sostiene che molte persone si dichiarano ancora neofasciste e alcuni membri di Fratelli d’Italia sono molto vicine a loro. Aspetto, questo, che “pone la questione morale della loro legittimità a governare il Paese”. Ma non siamo in democrazia e Fratelli d’Italia è un partito legittimamente votato dai cittadini? Eh, ma la questione morale…“A mio avviso (FdI, ndr) è chiaramente reazionario, non viene dal conservatorismo liberale ma dal neofascismo del dopoguerra, che è molto diverso”, ha aggiunto Scurati. Il compagno scrittore ha poi rigirato la frittata parlando di rischio non per la democrazia, ma per “la qualità della democrazia” in Italia. Ma che simpatica contorsione. A suo avviso questa fantomatica qualità sarebbe minacciata “da quei partiti che sono gli eredi di Mussolini non tanto come fascismi, ma come inventori del populismo”. Avanti sbadigli.

Eugenio Palazzini

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