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Roma, 5 dic – Sta tornando in auge in questi giorni, a causa di un manifesto fatto affiggere dagli Schützen e dall’Heimatbund, il nome del terrorista Josef Kerschbaumer, detto Sepp. Costui nacque nel 1913 ad Appiano e da lì non si spostò più. Durante il secondo conflitto mondiale prestò servizio come poliziotto nell’esercito tedesco. Dopo la guerra si diede all’attività politica all’interno della Südtiroler Volkspartei, della quale divenne fiduciario per la zona di Frangarto. Nel 1957 lasciò tale carica, come ebbe a dichiarare, per «protesta contro la debole politica della Svp». Rimase comunque sempre iscritto alla Stella Alpina.



Il passaggio di Kerschbaumer al terrorismo

L’ex gendarme della Wehrmacht fu l’inventore della sigla Bas e l’estensore dei primi volantini distribuiti dal Befreiungsausschuss Südtirol, in cui si accusavano gli italiani di avere occupato con l’imbroglio l’Alto Adige e di avervi attuato un sistema di depredazione e colonizzazione.

Kerschbaumer e i suoi accoliti furono approvvigionati di materiale esplodente, armi e munizioni proveniente in larga parte dall’Austria e fornito “generosamente” dagli ambienti estremisti di Innsbruck e Monaco di Baviera. Per questo il Tribunale di Graz, il 7 dicembre del 1961, condannò un gruppetto di pantirolesi austriaci.

La “Notte dei fuochi”, l’arresto e la morte in carcere

Una volta ottenuto l’esplosivo e organizzato i guerriglieri in dodici gruppi sparsi in tutto l’Alto Adige, tutto fu pronto per la “Notte dei fuochi”, quando furono compiuti in sole ventiquattro ore quarantasette attentati, di cui ventisei alle linee elettriche, ed in uno di questi trovò la morte il lavoratore dell’Anas Giovanni Postal.

Immediatamente iniziarono le indagini. I primi arresti furono compiuti dopo che il redattore del quotidiano “Alto Adige” per le pagine in lingua tedesca, Benno Steiner scampò ad un attentato alla propria vita. Egli svelò che Georg Klotz e Franz Muther lo avevano invitato ad unirsi alle nascenti formazioni partigiane per la “liberazione del Sudtirolo”. Muther fece vari nomi di suoi complici, tra cui quello di Georg Pircher, che a sua volta indicò quale correo Sepp Kerschbaumer.

Kerschbaumer si proclamò capo dei terroristi per le zone Appiano, Val d’Isarco, val Pusteria e Bolzano (città esclusa). Si tramutò in una vera e propria gola profonda chiamando in correità decine di suoi complici, determinando così l’arresto di un centinaio di terroristi. Ciò portò alla disarticolazione di questa prima fase della cospirazione terroristica contro l’Italia. Fu condannato a 15 anni e 11 mesi di carcere. Morì per infarto nel carcere di Verona nel 1964.

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2 Commenti

  1. Sempre molto, ma molto interessante. Facile, oltretutto con il bilinguismo, che qualche velenoso attivismo sia rimasto ben operativo… Come al solito, nascosto da compromessi ufficiali.

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