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Roma, 5 nov – Gli imprenditori in Africa devono affrontare molte difficoltà. A partire dal cattivo stato delle infrastrutture per arrivare alla mancanza, in ampie zone del continente, di un accesso soddisfacente alla rete elettrica. Questo spesso impedisce loro di investire, con gravi effetti per le economie delle diverse nazioni. Non meno importante è la difficoltà ad accedere a finanziamenti con tassi di interesse accettabili. Oppure di quotarsi in borsa, visto che le commissioni sono alte a causa anche della scarsa liquidità dei diversi mercati azionari presenti in Africa.

Le borse di Tanzania, Uganda e Ruana si fondono

La Banca Mondiale è ben consapevole di questo problema. Per tale motivo ha, di recente, finanziato un progetto per fondere i mercati azionari di Tanzania, Uganda e Ruanda. Una sfida per collegarli così che gli investitori possano comprare e vendere azioni più facilmente e a costi più bassi, senza la necessità di ricorrere a diversi agenti di cambio.
Il progetto era in cantiere da diversi anni, ma i problemi informatici legati ai  sistemi usati dai vari mercati azionari ne hanno ritardato l’implementazione. Adesso che le criticità sono state superate, la fusione dei tre mercati azionari avverrà entro la fine dell’anno. Alla fusione avrebbe dovuto prendere parte anche la borsa del Kenya (al momento la più grande dell’Africa orientale), ma le autorità di Nairobi hanno deciso di fare un passo indietro.

Tutti gli altri progetto dell’Africa “finanziaria”

Quello in corso tra Tanzania, Rwuanda e Uganda non è l’unico progetto di fusione tra mercati azionari africani. Sono infatti in corso studi di fattibilità, finanziati dalla Banca Africana di Sviluppo, per collegare le borse di Benin, Burkina Faso, Costa D’Avorio, Guinea Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo, quelle di Casablanca e Johannesburg, con la partecipazione anche del Kenya, nella Nigeria, delle Maritius e dell’Egitto.
Giuseppe De Santis

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