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Nessuno ha ricordato che Latina è stata fondata novant’anni fa, e che fra dieci anni se ne celebra il centenario. Per singolare coincidenza la sua fondazione è nell’anno successivo alla precoce morte di Arnaldo Mussolini, fratello di Benito. Un dato storico che non è possibile cancellare, e che costituisce una caratteristica di Latina. O potremmo negare, per compiacere la Boldrini e i sostenitori, senza rischio, di Mafia capitale, che l’E42, oggi Eur, è un quartiere fascista?



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di settembre 2021

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Latina è una città fascista

Latina deve proclamarsi antifascista anche nella sua stessa costituzione muraria? Purtroppo è impossibile. Latina è una città fascista. Precisamente è una delle più giovani città d’Italia, essendo una città di fondazione nata col nome di «Littoria» durante il Ventennio fascista, a seguito della bonifica integrale dell’Agro Pontino, e inaugurata il 18 dicembre 1932.

Volendo essere più precisi, si osserverà che l’inaugurazione è quasi coincidente con il primo anniversario della morte di Arnaldo, il 18 dicembre del 1931. Dovremo credere che Benito Mussolini, durante la costruzione di Latina, non abbia pensato a suo fratello Arnaldo? O qualcuno vorrà cancellare Romolo e Remo dalla fondazione di Roma, e sostituirli con Falcone e Borsellino?

Come ci racconta Plutarco, «Romolo sembrava possedere maggiore capacità di giudizio e un’innata perspicacia politica, mostrando nei rapporti con i confinanti per il diritto al pascolo e di caccia una naturale predisposizione al comando piuttosto che alla sottomissione». Non osservate una vaga somiglianza con Benito? Meglio, comunque, farli dimenticare quei due facinorosi fratelli, e ricostruire una storia più lusinghiera, antifascista e antimafiosa. Dunque Roma, in realtà, fu fondata nella premonizione di Falcone e Borsellino. Quali Romolo e Remo!

Con quei trascorsi, poi, come ci ricorda Tito Livio: «Irrobustitisi nel corpo e nello spirito, non affrontavano solo le fiere, ma tendevano imboscate ai banditi carichi di bottino. Dividevano il bottino delle rapine con i pastori e dividevano con loro cose serie e ludiche, mentre cresceva il numero dei giovani giorno dopo giorno». Fascistacci! E, per colpa loro, come Littoria è stata trasformata in Latina, Roma è stata chiamata Mafia capitale. È incredibile la sistematica mistificazione non solo dei giornalisti e dei penosi provocatori de L’Infetto Quotidiano, ma anche degli storici che, interrogati sulla questione, mentono sul presente e mentono sul passato.

Arnaldo Mussolini è parte della storia della città

Non è vero che il sottosegretario Claudio Durigon ha proposto di intitolare il parco di Latina, oggi dedicato a Falcone e Borsellino, ad Arnaldo Mussolini. Vero è il contrario, che Durigon ha semplicemente proposto il ripristino della originaria titolazione toponomastica del parco al giornalista socialista Arnaldo, affermando: «Questa è la storia di Latina che qualcuno ha voluto anche cancellare con quel cambio di nome a quel nostro parco, che deve tornare a essere quel parco Mussolini che è sempre stato».

Nessun dubbio che sia opportuno onorare Falcone e Borsellino, ma altrettanto importante è non strumentalizzarne il nome per attribuirsi i loro meriti e crearsi la qualifica immotivata di città antimafia. È proprio di molte amministrazioni di sinistra che hanno finto di ignorare che Borsellino era vicino al Msi di Giorgio Almirante, e hanno cercato di farsi scudo della gloria dei due magistrati e del loro sacrificio. La finta antimafia di Antonello Montante dovrebbe rappresentare un monito ancor più inquietante, dopo che una magistratura politicizzata e un sindaco depensante hanno umiliato Roma togliendole il nome in favore di «Mafia capitale» (cosa molto più grave della rivendicazione di Durigon), per attribuirsi patenti antimafia senza correre alcun pericolo e senza rischiare, protetti da potenti e inutili scorte, la vita. Come hanno rischiato Falcone e Borsellino.

La nausenante retorica dei nuovi poteri

In realtà, per chi sa rispettare la storia, le variazioni toponomastiche sono ispirate alla retorica dei nuovi poteri, e buona norma sarebbe non usare nomi sacri come quelli di Falcone e Borsellino per cambiare denominazione a vie, piazze, aeroporti, lungomari, parchi, in modo opportunistico e strumentale. Durigon ha semplicemente fatto riferimento a regole e princìpi elementari di chi ha cosciente rispetto per la toponomastica storica. Quasi sempre i mutamenti non hanno buone ragioni ma oscuri interessi.

La nuova titolazione fu voluta dal sindaco di centrosinistra Damiano Colletta in tempi molto recenti, il 19 luglio del 2017, con l’immancabile inaugurazione alla presenza della retoricissima presidente della Camera, Laura Boldrini. Un abuso colpevolmente ignorato da storici come Mauro Canali, che dimenticano che il Parco comunale era stato dedicato ad Arnaldo Mussolini. Toccherà ora a Draghi ricordarlo, per rispondere a chi gli chiede le dimissioni di Durigon.

Si possono leggere, in questa surriscaldata polemica estiva, osservazioni del genere: «Arnaldo in pubblico era un moralista tutto casa e chiesa, ma ha avuto per anni un amante a cui comprò anche degli appartamenti». È una considerazione del sensibile storico Canali. Che dire, allora, del fascistissimo Montanelli (uomo di destra amato da Marco Travaglio) che condivise la sua esistenza con…

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2 Commenti

  1. La scomparsa di Arnaldo Mussolini ha modificato in peggio la storia della nostra terra a detta di molti importanti storici, pensatori. Non è possibile dunque disconoscere la verità, il contributo dei migliori che, forse per troppa generosità, purtroppo paiono sempre i primi a scomparire. In un campo come nel altro.

  2. Non mancate di rispetto a Falcone e Borsellino!
    Non possiamo screditare un parco a loro dedicato per dedicarlo a uno che ha avuto quello che ha avuto soltanto perché era il fratello del duce!

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