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Roma, 12 dic – Già in passato Vittorio Sgarbi ci ha abituati a considerazioni a dir poco non allineate su tutto ciò che riguarda la censura e nello specifico su quella perpetrata ai danni di CasaPound. Oggi lo storico dell’arte ribadisce quanto espresso in passato, esultando per la storica sentenza che vede uscire Facebook sconfitto.

L’esultanza di Sgarbi

Sulla sua pagina Facebook il sindaco di Sutri questa mattina ha condiviso l’articolo di Repubblica dal titolo “CasaPound vince la causa contro Facebook: il giudice ordina di riattivare la pagina” e ci aggiunge questo commento: “Finalmente una sentenza che punisce la prepotenza di Facebook“. Molti dei suoi follower sembrano gradire il suo messaggio di giubilo. “Mi sembra sacrosanto e naturale” scrive un utente. “Grave è, invece, che rimangano aperte in modo più o meno lecito pagine e siti inneggianti al comunismo di lotta e all’anarchia. Falce e martello esibiti e sventolati senza vergogna“. Altri, invece, non la pensano così: “Devi parlare solo di arte per il resto la Capra originale sei tu”.

Le proteste di settembre

Eppure non ci si dovrebbe mostrare sorpresi di fronte a questa considerazione di Sgarbi. Già a settembre, appena abbattutasi la mannaia della censura di Facebook su CasaPound, lo storico dell’arte scriveva così: “Facebook purtroppo non è nuova a ingiustificate forme di censura. Spero solo che l’improvviso oscuramento dei profili di CasaPound sia dovuto a problemi tecnici e non alle sue idee politiche”. Sia su Facebook che su Twitter, Sgarbi assunse al suo post due hashtag significativi: #libertàdiespressione e #articolo21. Quest’ultimo è ovviamente l’articolo della Costituzione italiana che sancisce la libertà di espressione per chiunque, a prescindere dalle idee politiche manifestate. Purtroppo, come abbiamo visto, non erano “problemi tecnici” quelli di Facebook ma vi era un preciso intenso censorio.

Ilaria Paoletti

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