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Roma, 16 set – Oggi l’hashtag #Carofiglio è in tendenza su Twitter, fatto insolito dato lo stile compassato dell’ex magistrato spesso ospite nei talk di La7. Il motivo è semplice: l’ex senatore Pd le avrebbe cantate a Salvini ieri sera in un confronto a DiMartedì. La sinistra, totalmente ossessionata dalla comunicazione del “capitano”, non appena qualcuno sembra in grado di opporsi al cannibale del consenso lo erge immediatamente ad eroe del progressismo 3.0. Era successo con Floris, che rispose con un fermo “no, non può” a Salvini che chiedeva “posso togliermi la mascherina mentre parlo con una signora?”, succede ora con Carofiglio, che stando alle valutazioni dei compagni avrebbe “smascherato” il metodo comunicativo di Salvini. 

Carofiglio e il manuale misterioso

Nel video di due minuti che impazza su Twitter Carofiglio sostanzialmente afferma: “Il modo in cui l’onorevole Salvini propone i suoi slogan corrisponde in maniera puntuale a quello che suggeriva un manuale che circolava presso gli ambienti di destra americani, il cui succo essenziale è questo: “Non rispondete a nessuna domanda. Ripetete in modo ossessivo quello che state dicendo all’inizio perché l’argomento deve essere quello”. Anche il fatto di sbuffare o ridere fa parte del copione, vorrei parlare invece di quanto detto dal New York Times che ha dedicato un pezzo all’onorevole Salvini definendolo esperto di vittimismo politico”.

Cosa manda in visibilio la sinistra

 

Nel discorso di Carofiglio ci sono tutti gli elementi utili a mandare in visibilio la sinistra. In primis la semplificazione: Salvini ha successo perché è un furbone, basta smascherarlo o rompere l’incantesimo e il popolo ci seguirà. Non ci sono istanze politiche o sociali di cui si fa rappresentante, è solo un prestigiatore. Secondo: questa furbizia non sarebbe nemmeno farina del suo sacco, ma una sorta di formula magica contenuta in un misterioso manuale circolante tra gli ambienti della destra americana. Una descrizione che pare uscita da un romanzo, non a caso Carofiglio è uno scrittore, che offre al successo salviniano un contorno che pare uscito dalla riunione del partito repubblicano dei Simpson (quella dove tra gli altri presenziava anche il conte Dracula). Terzo e ultimo aspetto, il tono di superiorità con cui Carofiglio le canterebbe a Salvini, una brutta copia di Corrado Augias.

Il circoletto dei semicolti

Quello che sfugge ai compagni di Twitter è che di questa roba frega solo agli addetti ai lavori e al loro circoletto social di semicolti. Gente che sta lì a trastullarsi con “l’eloquio di Carofiglio” e sbracciarsi di “chapeau” nei confronti di colui che avrebbe messo a nudo il re della comunicazione politica nell’era dei social. Non accorgendosi del fatto che lo stesso Carofiglio ha attribuito ad un misterioso manuale (ma esiste? ma come si chiama? chi l’ha scritto? dov’è? dove sono i fact checker quando servono?) un insegnamento che è la base stessa di chi fa comunicazione politica. “Non rispondere mai (direttamente) alle domande e tieni il centro dell’argomento” è una roba da comunicazione politica for dummies, una cosa in stile “tenere le braccia conserte equivale a tenersi sulla difensiva”, una cosa che sanno tutti, non certo una rivelazione.

Ma basta un po’ di saccenza un tanto al chilo e il tono da professorino per riscuotere successo da quelle parti, cosa che non accade con il resto degli spettatori/elettori che ascoltano Salvini: una persona normale non sta certo lì ad analizzare le eventuali tecniche di comunicazione utilizzate. Un ultimo aspetto: la sinistra che incolpa Salvini di vittimismo ha davvero una bella faccia. Senza arrivare alla prima Repubblica, è sufficiente tornare all’affermazione berlusconiana. Ancora riecheggiano i vari “Berlusconi vince perché Mediaset ha desertificato la cultura in Italia”, oppure “Berlusconi vince perché ha le tv” etc. Insomma le colpe delle sconfitte del centrosinistra non erano mai riconducibili ad responsabilità interne. Solo per questo gli attuali oppositori di Salvini dovrebbero parlare del vittimismo degli altri con maggiore prudenza. In ogni caso una cosa è certa: quando ci sarà da scrivere il manifesto del “semicoltismo” lo scriveremo studiando i video di Carofiglio e Augias.

Davide Di Stefano

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