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Parigi, 16 set – Nel tentativo di spegnere il fuoco delle polemiche, ha scatenato un inferno. E’ bufera sulle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione francese Jean-Michel Blanquer, che ieri è intervenuto in merito all’ondata di proteste messa in atto delle liceali d’Oltralpe. Da lunedì, infatti, le studentesse di tutti gli istituti superiori del Paese hanno cominciato ad andare a scuola in minigonna, pantaloncini corti e magliette crop-top (che lasciano scoperto l’ombelico) per protestare contro la nuova tendenza «puritana», che ha punteggiato le cronache francesi delle ultime settimane, e che vorrebbe le donne vestite in maniera più castigata.

Un’ondata di puritanesimo

Cosa è successo alla Francia, il Paese dove le donne, per decenni, hanno potuto prendere il sole in spiaggia in topless? Se lo chiedono le due donne che il 26 agosto sono state invitate a rivestirsi dai poliziotti a Sainte-Marie-la-Mer, accogliendo le proteste di una famiglia preoccupata per il «turbamento» dei bambini. I media locali non riportano l’origine di detta famiglia, ma qualche sospetto viene. Venerdì scorso, invece, l’abito di una 22enne è stato giudicato troppo succinto dagli inservienti all’ingresso del Museo d’Orsay a Parigi che le hanno impedito di entrare, e qualche settimana un’altra ragazza era stata fermata all’ingresso di un supermercato «Casino» di Six-Fours-les-Plages, perché «vestita succintamente» secondo il giudizio della guardia giurata.

Le origini allogene del fenomeno

Un problema che nessuno vuole affrontare e che una certa parte politica finge di non vedere – quello che gli anglosassoni chiamano «the elephant in the room» – cioè la differenza culturale tra gli immigrati e gli europei, che porta i primi ad interpretare una minigonna come un invito a manifestare una gamma di avances: dal – tutto sommato innocuo – fischio per strada fino ad arrivare al tentativo di stupro. E allora cosa si fa? Non potendo toccare i «fratelli migranti», che quando si offendono mettono a ferro e fuoco le città, si sposta il problema sulle ragazzine e gli si ordina di mettersi i pantaloni lunghi con 35 gradi all’ombra. Un dirigente del Rassemblement National, Jean Messiha, commentando il «divieto di topless» andato in scena a Sainte-Marie-la-Merdi ha parlato di sconfitta politica e culturale nei confronti degli immigrati. «I gendarmi chiedono a donne che prendono il sole a seno nudo di rivestirsi, ma invece domandare a donne in burkini di mettersi un costume da bagno normale attira accuse di discriminazioni. E qualcuno osa ancora contestare la sostituzione etnica e identitaria? Vergogna».

La toppa peggiore del buco

«Basta vestirsi normalmente e andrà tutto bene», è stata quindi la ricetta del ministro dell’Istruzione, che evidentemente credeva di spegnere le proteste. Apriti cielo.  Quel «normalmente» ha fatto ulteriormente infuriare le studentesse francesi, che hanno accusato il ministro di discriminare tra ragazze e ragazzi, i quali non sarebbero soggetti alle stesse restrizioni destinate alle prime. Così ora sui social fioccano le fotografie di liceali scollacciate e minigonnate, con didascalie eloquenti come «invece di coprire le ragazze educate i vostri figli», o «I ragazzi possono vestirsi come vogliono, mentre noi veniamo costantemente riportate alla questione della sessualità. In questi giorni ci sono 30 gradi, andiamo in giro scoperte solo perché fa molto caldo. O dovremmo metterci un maglione per fare stare tutti tranquilli?».

Cristina Gauri

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