Roma, 27 giu – L’archeologa Aleksandra Kubiak-Schneider, dell’Università polacca di Breslavia, ha esaminato più di 2.500 iscrizioni aramaiche su altari di pietra dell’antica città siriana di Palmira. La maggior parte di queste iscrizioni risalgono dal secondo al terzo secolo d.C.. Praticamente tutte fanno riferimento ad un misterioso dio di Palmira. “Colui il cui nome è benedetto per sempre”, “Signore dell’Universo” e “Misericordioso”, questi sono solo alcuni dei riferimenti alla divinità palmirena oggetto dello studio dell’archeologa polacca.

Kubiak-Schneider studia da anni gli antichi culti di Palmira, Dura-Europos, città nabatee e Hatra, attraverso le testimonianze epigrafiche, archeologiche e iconografiche. Le sue ricerche sono principalmente condotte in relazione ai suoi interessi sulla continuità delle antiche tradizioni religiose mesopotamiche nelle religioni del Vicino Oriente, dall’età ellenistica alla tarda antichità.

Il Dio anonimo di Palmira

Negli ultimi cent’anni, gli studiosi si sono riferiti a questa divinità sconosciuta come al “Dio anonimo di Palmira”. Kubiak-Schneider però, notò che i modi in cui le iscrizioni di Palmira si rivolgevano al dio, erano gli stessi dedicati alle divinità nei templi della Mesopotamia. Potrebbero infatti riferirsi agli stessi dei. “Colui il cui nome è benedetto per sempre”, ad esempio, veniva usato per qualsiasi divinità maschile negli inni e nelle preghiere babilonesi o assire. “Non c’era un Dio anonimo”. Avrebbe potuto essere usato anche a Palmira, Spiega Kubiak-Schneider. “Ogni dio che ascoltava e mostrava favore alle richieste meritava una lode eterna”, sottolinea l’archeologa. Per gli antichi, infatti, le divinità avevano molti nomi e titoli usati in situazioni diverse da persone diverse. Proprio come accade oggi nel Cristianesimo, con i santi e una moltitudine di Madonne protettrici di genti e località. “Ogni nome porta un messaggio diverso, che mostra aspetti diversi delle divinità venerate nei sistemi politeistici, come quello di Palmira o nelle città della Mesopotamia, o dell’Impero Romano”, ha concluso Kubiak-Schneider.

La città d’oro dei Nabatei

L’insediamento dell’oasi, incentrato intorno alla fonte Efqa, è attestato già nel XIX secolo a.C da fonti cuneiformi e più tardi nella Bibbia  sotto il nome Tadmor e Tamar. Sempre secondo le fonti bibliche, la città era una colonia fondata da re Salomone. Il periodo di maggior sviluppo di Palmira però, è quello che va dal I secolo a.C. al III d.C.. Caravanserraglio naturale e urbano tra est e ovest, sulla più breve via tra il fiume Eufrate e la costa siriana, Palmira fu la più importante città dell’intera area. Essa esercitava il controllo del commercio nella via delle spezie tra il Mediterraneo e l’India. L’apice e, al tempo stesso, la fine della sua prosperità, Palmira lo raggiunse a partire dalla conquista romana, nel 64 d.C..

Sacra agli dei, maledetta dall’Isis

In parte sopravvissuti alla furia cieca dell’Isis, Palmira era dominata da due templi pagani, ottimamente conservati fino allo scoppio della guerra in Siria. Uno di questi, il più famoso, era dedicato a Bel, equivalente del nostro Giove. Bel era a capo di una triade divina costituita da Yarhibol e Agliba. A differenza della triade capitolina romana con Giove, Giunone e Minerva, Yarhibol e Agliba erano probabilmente emanazione dello stesso Bel. Il dio era sposato con Ishtar/Astarte, divinità famosa in tutto il Vicino Oriente Antico. L’altro tempio principale della città era invece quello dedicato al dio fenicio Baalshamin, anch’esso particolarmente adorato a Palmira. Con il passare dei secoli, accanto alle divinità assire, nabatee, caananite, greche e romane, spesso vi erano associate anche quelle semitiche. Prima dell’avvento violento del monoteismo, infatti, Palmira fu una sorta di pantheon ecumenico nel quale erano rispettate tutte le confessioni.

Il Dio anonimo di Khaled al-Asaad

Nel corso della guerra in Siria, per ben due volte, Isis e terroristi salafiti hanno tentato violentemente di condannare alla damnatio memoriae la meravigliosa e millenaria storia di Palmira. Incompatibile con il fanatismo islamista imposto dagli jihadisti, Palmira conserva però ancora tutto il suo fascino. Custode di antichissimi segreti, in essa riposa lo spirito di grandi uomini come Khaled al-Asaad, l’archeologo eroe di Palmira. Scopritore e custode dei più grandi reperti palmireni, Khaled al-Asaad rifiutò la fuga dalla città assediata dallo Stato Islamico e andò coraggiosamente incontro al proprio destino. Venne decapitato dopo terribili torture dai suoi aguzzini, ma il suo sangue andò ad innaffiare il suo sacro suolo che, oggi, da qui guida i suoi familiari oltre che studiosi e archeologi di tutto il mondo. Nei suoi scritti, Khaled al-Asaad ha tentato più volte di dare un volto al misterioso Dio anonimo di Palmira ma, purtroppo, gli stessi dèi di Siria lo hanno chiamato a loro prima che ciò avvenisse.

Andrea Bonazza

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