Il Primato Nazionale mensile in edicola

kubrick 2001 odissea nello spazioRoma, 18 gen – Il 14 Settembre 1975 William de Rijk, un insegnante olandese disoccupato, taglia con un coltello una dozzina di linee nella tela “Night’s Watch” (La Ronda di Notte) uno dei più celebri e popolari quadri di Rembrandt, esposto al Rijksmuseum di Amsterdam.

Cos’abbiano a che fare le vicissitudini del “professore pazzo” con il capolavoro visivo di Kubrick – ad di là della rispettiva grandezza del pittore e del regista e della loro capacità di elevare a livelli inimmaginabili fino a quel momento le arti pittoriche e visive – ce lo spiega un altro geniale regista: Steven Soderbergh. Il celebre film maker, dopo essersi dedicato nell’ultimo anno alla creazione di una TV series registicamente perfetta (The Knick, ndr), ha deciso di rimontare “2001 – Odissea nello Spazio”.

L’annuncio, eseguito proprio dal più giovane vincitore della palma d’oro nella storia del Festival, è avvenuto mercoledì scorso, 14 gennaio, con un post sul suo blog dal titolo “The return of W. De Rijk”, nel quale è possibile trovare l’intero capolavoro rimontato.

Il motivo dell’operazione è lo stesso Soderbergh a chiarirlo: “Sometimes you have to cross the line to know where the line is. Just ask any two-year-old.” (A volte devi superare l’ostacolo per sapere dove esso sia. Chiedete a qualunque bambino di due anni). E’ con questa semplice ma quanto mai condivisibile considerazione che il regista americano ci introduce all’opera rimodellata.

Ed è probabilmente questo il concetto chiave sul quale ragionare in un’epoca in cui tanto, tantissimo e forse troppo è stato detto sia in campo cinematografico sia più in generale in quello culturale. Un ambito in cui troppo spesso ci si è barcamenati tra posizioni di passatismo bigotto e di progressismo in assenza di avanguardia. Così continua Soderbergh: “Maybe this is what happens when you spend too much time with a movie: you start thinking about it when it’s not around, and then you start wanting to touch it.” (Forse questo è ciò che succede quando si passa troppo tempo con un film: cominci a pensarci in continuazione, anche quando non c’è, e poi cominci a volerlo toccare).

Secondo questa prospettiva, il realizzatore di “Sesso, bugie e videotape” ha preso il masterpiece di Kubrick, e dopo averlo venerato, assorbito, studiato e assimilato, ha cominciato a “toccarlo”, sfrondando dove c’era da sfrondare ed enfatizzando – grazie ad un sapiente uso degli strumenti tecnologici messi a disposizione dalla modernità, di cui il regista americano è maestro – dove c’era da enfatizzare. Come a dire, se questi sono gli epigoni di William de Rijk, di certo Rembrandt non se ne avrà a male.

Davide Trovato

Commenta