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Roma, 9 lug – L’impatto dell’emergenza coronavirus, del Mes e più in generale dei trattati europei sulle possibilità di sviluppo economico e sociale per l’Italia. Di questo si parlerà oggi pomeriggio a Roma alle ore 17 nella sala conferenze della Fondazione An in via della Scrofa, nel corso della presentazione de “Lo strano caso Italia“, l’ultimo libro di Luciano Barra Caracciolo edito da Eclettica. Terminato già alla fine del 2019, il libro è stato aggiornato in seguito agli sconvolgimenti causati dalla crisi pandemica. Un’occasione per parlare di attualità dunque, ma anche di analisi e soluzioni tarate sul lungo periodo.

Un confronto trasversale

Un’occasione di confronto trasversale. Oltre all’ex sottosegretario alle Politiche Europee del governo gialloverde, saranno presenti il senatore leghista Alberto Bagnai, il deputato di Fdi Andrea Delmastro e l’ex viceministro dell’Economia Stefano Fassina. A moderare sarà il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano. Gli occhi saranno puntati sulla devastante crisi economica che sta colpendo l’Italia ma anche su Bruxelles, soprattutto riguardo alle prospettive aperte dl Recovery Fund oggi in discussione al Consiglio europeo, alla difficile trattativa tra i Paesi dell’Europa del Sud e i nordici “frugali” e rigoristi. Capire dunque quali strumenti di politica economica possono realmente aiutare l’Italia, senza rinunciare ai fondamentali della nostra Costituzione, da sempre stella polare del pensiero di Luciano Barra Caracciolo.

Evitare il ricatto dello spread

“Nel libro”, spiega Barra Caracciolo, “ho cercato di rispondere alla domanda: sono realmente praticabili, dentro l’eurozona e la sua complessa disciplina di “vincolo esterno”, delle politiche di crescita senza incorrere in sanzioni e nel ricatto dello spread? Per rispondere a questa domanda si ricostruiscono gli scenari che, sia a livello europeo sia nel più ampio fenomeno istituzionale della globalizzazione, hanno indotto, negli ultimi 40 anni, una profonda ristrutturazione del modello sociale e produttivo in base al quale l’Italia aveva raggiunto il rango di quinta potenza economica mondiale. Un’attenta valutazione del dato istituzionale indica che non solo le regole dell’eurozona (peculiarità della sua banca centrale, disciplina del fiscal compact, divieto di solidarietà fiscale incarnata nel Mes) limitano, di per sé, la potenziale esplicazione di qualsiasi politica economico-fiscale efficace, ma inducono una forte conformazione del pensiero economico”.
Davide Romano