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Svevo Moltrasio ha fatto dello stile sardonico, diretto ed irriverente il suo marchio di fabbrica. I video dell’autore romano, a cominciare dalla fortunata web serie Ritals sulla vita degli italiani a Parigi, hanno superato decine di milioni di visualizzazioni su YouTube. Svevo non si è fermato a Parigi: è tornato a Roma e l’ha omaggiata costantemente, ha parlato delle assurdità del revisionismo storico, del politicamente corretto, della «favola» del calcio contrapposta alla malefica Superlega, del cinema italiano e delle sue soporifere derive, ed è riuscito a colpire ed affondare la «corazzata» Muccino con un video sulla Calabria (laddove il regista de L’ultimo bacio ha raccolto per lo più un album di cliché). Svevo Moltrasio è una voce fuori dal coro, nel senso reale del termine.

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Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di giugno 2021

Black Brain

Un anno fa pubblicavi il video Non potevo nascere in un altro Paese? Si era agli albori della pandemia di coronavirus. In un’intervista dicevi di voler suscitare con il video un po’ di «patriottismo positivo»: mesi dopo, come pensi sia andata per noi italiani? Siamo migliorati o peggiorati?

«Credo sia difficile valutarlo e forse anche un po’ troppo presto. Per quanto possa intuirne ora, mi pare né l’una né l’altra. Siamo rimasti gli stessi, come penso sia normale. Ogni volta che in questi mesi c’è stato uno spiraglio di riaperture, il comportamento generale non mi risulta tanto cambiato. Ricominciano i campanilismi, le lamentele tra Regioni, città e quartieri, si guarda sempre agli altri Paesi come esempi migliori del nostro. Insomma, per ora niente di nuovo all’orizzonte».

Recentemente ha fatto discutere la decisione di Alessandro Gassmann di denunciare il vicino di casa perché, a suo dire, stava tenendo una festa. Cosa ne pensi di comportamenti simili?

«Non sono uno che interviene per correggere il prossimo, se non è una persona che conosco. Mi è capitato di riprendere qualcuno in metropolitana che non teneva la mascherina davanti alla bocca, pur essendo l’unico nel vagone a parlare al cellulare. In quel caso mi è sembrata una mancanza di rispetto nei confronti della collettività. Non credo che interverrei mai per segnalare qualcosa che qualcuno sta facendo in casa propria. Ma allo stesso tempo non me la sento di…

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