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Roma, 31 ago – Quando si parla di Armenia ci si riferisce a una civiltà millenaria sebbene poco conosciuta a causa della sua distanza geografica, o più probabilmente al fatto che da sempre questo popolo ha subito diverse dominazioni straniere. Dai persiani ai selgiuchidi, dai bizantini agli ottomani, dai mongoli alla Russia zarista e sovietica, l’Armenia ha raggiunto, e ritrovato, la sua indipendenza appena trent’anni fa allo sciogliersi dell’Unione Sovietica. In realtà ciò che resta del territorio armeno è appena un decimo della sua storica estensione ma per capire come questa nazione sia potuta sopravvivere lungo turbolenti secoli e in un fazzoletto di terra incastrato fra i carismatici monti del Caucaso, bisogna attraversarne le polverose strade. Chi avrà la fortuna di fare questo viaggio, e di conoscere questo straordinario popolo di origine indoeuropea che si è aggrappato alla propria identità culturale per non essere mai assorbito dai domini straniere, sicuramente potrà scorgere quattro costanti fondamentali.



L’alfabeto armeno, fondamenta di una civiltà

Gli armeni sono assolutamente innamorati della loro lingua, tanto da dedicare alle lettere del loro alfabeto un parco monumentale nella capitale Erevan e altre opere lungo le strade, e le case, di tutto il Paese. Una riconoscenza cementata dalla consapevolezza che senza l’intuizione del monaco Mesrop Mashtots, il quale nel V secolo ne ideò l’alfabeto, il popolo armeno non avrebbe potuto dotarsi di una propria letteratura e di maturare una propria anima nazionale. Questa operazione linguistica consentì agli armeni di distinguersi e di non lasciarsi assorbire dalle varie dominazioni straniere come successo per altri popoli già estinti.

Le fontane dell’Armenia, segno di speranza e fertilità

Benché il settore minerario sia fiorente, l’Armenia è un territorio povero di risorse naturali ma ricchissimo di acqua. La capitale Erevan offre numerose fontane dove i bambini possono giocare e le famiglie rinfrescarsi ma fontane le trovi ovunque, che sia in città o nei villaggi o lungo le strade più interne e isolate che attraversano gli incantevoli versanti caucasici. Questa presenza costante è molto incoraggiante, non solo per il viaggiatore, ma anche per il popolo armeno che da sempre deve lottare per la sua sopravvivenza. L’acqua, infatti, significa speranza e fertilità.

Khachkar, pietre parlanti

Quando si parla di Armenia è impossibile non parlare di Cristianesimo. La storia e l’identità di questo popolo è infatti visceralmente legata alla sua fede nel Vangelo che, insieme alla lingua, sono risultati fondamentali per la sopravvivenza di questa nazione. Una delle forme che meglio rappresenta questo rapporto sono i Khachkar, ovvero croci scolpite nella pietra in un infinità di motivi artistici tale da non trovare mai un Khachkar simile ad un altro. Questa secolare forma d’arte votiva si trova in ogni angolo dell’Armenia ma non esistono esemplari simili in altre parti del mondo. Queste pietre raccontano storie di famiglie e testimoniano quanto profonda sia la religiosità di questo popolo che è stato il primo al mondo ad abbracciare la fede cristiana.

Famiglie, focolare che illumina il futuro

A parte le città dove è più facile trovare strutture alberghiere, l’ospitalità è affidata alle famiglie che organizzano alcune stanze delle proprie case per l’accoglienza del viaggiatore. Questa è un’esperienza fantastica, non solo perché aiuta a vivere in maniera profonda e diretta l’Armenia, ma perché queste famiglie spalancano tutta la loro genuina e calorosa quotidianità. Vivere queste famiglie allargate, quasi patriarcali, dove l’armonia dei ruoli più che scandita si direbbe che scorre attraverso un amore donato, diventa un monito incarnato di speranza e resistenza al nichilismo e al consumismo occidentale. Dove c’è famiglia, infatti, c’è comunità, c’è patrimonio, c’è tradizione, c’è futuro.

Giorgio Arconte

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