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Un passo avanti (in ordine sparso) con il governo, due indietro (a forza) con Bruxelles. Se la danza su Alitalia sembra una versione del gioco dell’oca, il motivo è che – a differenza dell’esecutivo Draghi – l’Ue ha un piano ben preciso: la presa per soffocamento della nostra compagnia di bandiera. L’obiettivo, in sostanza, è quello di farla risorgere ma con le ali – è proprio il caso di dirlo – tarpate sin dall’inizio. Se non è un’eutanasia programmata, poco ci manca.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di settembre 2021

La pandemia ha fatto strame del trasporto aereo. Un punto, questo, da tenere a mente quando i tifosi del mercato libero parlano della necessità di approntare un «campo da gioco livellato» sul quale far competere ad armi pari i diversi attori. Peccato che le armi di Alitalia siano, già in origine, spuntate. Non si riparte, insomma, tutti da zero. C’è chi lo fa da quasi 15, chi da più di 10 e chi da mezzo: le cifre sono, in miliardi, le somme stanziate in soccorso rispettivamente di Air France-Klm, Lufthansa e Alitalia. Lo scarto, come ha notato Leonard Berberi sul Corriere, è evidente, e vale rapportando gli aiuti al numero di passeggeri trasportati: 400 per i transalpini, poco sotto ci sono i tedeschi, mentre Alitalia si ferma all’incirca a 50 euro a testa.

Spezzatino Alitalia

La siderale disparità si spiega solo con l’atteggiamento della Commissione europea, tanto veloce ad autorizzare i sostegni pubblici a Parigi e Berlino quanto occhiuta nel momento in cui si tratta di Roma. La scusa ufficiale è che Alitalia non può godere del generoso intervento statale in quanto in difficoltà finanziaria da ben prima della pandemia. Vero, ma ragionamento allo stesso tempo viziato dal fatto che dopo il 2020 (e anche il 2021) il settore non sarà più come prima. A volerla forzare, si può parlare di «grande reset» nei cieli. Circostanza della quale la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager non sembra essersi minimamente accorta.

O forse sì, dipende da qual è il suo mandato. Dopo aver spremuto il sangue dalle banche italiane (raccogliendo una sonora condanna da parte della Corte di giustizia), ora è tempo di occuparsi di Alitalia. Il piglio è sempre quello: con gli amici le regole si interpretano, con i nemici si applicano. Risultato? Alitalia può sopravvivere, ma solo in nome della «discontinuità», vale a dire di uno spacchettamento – alias spezzatino – che arriva a comprendere persino lo storico marchio…



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