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Washington, 10 gen –  Tra dieci giorni Joseph Robinette Biden Junior sarà de iure il nuovo presidente degli Stati Uniti. Tutti i democratici del mondo possono tirare un bel sospiro di sollievo: finalmente Donald Trump sarà fuori dai giochi. Tuttavia, qualcuno ha rovinato la festa ai progressisti di casa nostra. Sul sito de Il Fatto Quotidiano appare un articolo che stupisce tutti: “La Casa Bianca assomiglia sempre di più ad una succursale di Blackrock”. Secondo l’autore dell’articolo Mauro Del Corno, “il colosso finanziario avrà uomini di fiducia nelle posizioni chiave quando si tratterà di decidere su materie come la regolamentazione della finanza”. L’elezione di Biden,  dunque, non dispiace affatto ai poteri forti. Senza voler sminuire lo scoop di Del Corno, non serve aspettare le nomine per vedere la liaison dangereuse tra la grande finanza e Biden. Non è un mistero che i colossi della Silicon Valley abbiano silenziato il suo avversario politico. Torniamo al presunto trattamento di favore che il neo eletto riserverà ai big della finanza. Cominciamo con gli uomini legati alla Roccia Nera”.

Biden e la grande finanza: BlackRock spadroneggia

Ciò che è sbagliato nell’approccio de Il Fatto Quotidiano è cercare di dimostrare un teorema (la Casa Bianca è condizionata, compreso Biden, dalla grande finanza) facendo un elenco di fatti che dimostrano un conflitto d’interessi tra controllori e controllati. Così facendo la cronaca politica si trasforma in gossip. Ciò che invece va osservato è come BlackRock (fondata e presieduta da Larry Fink) manipola, orienta e “monetizza” il pensiero dominante.

Facciamo un esempio: l’ambientalismo. Nel 2019 Greta Thunberg viene nominata dal Time “Persona dell’anno”. Bene pochi mesi dopo, BlackRock (nonostante avesse fatto tanti investimenti nel settore degli idrocarburi) sposa la causa ambientalista. Fink invia una missiva ai suoi dirigenti in cui sottolinea: “Il climate change è diventato un fattore determinante per le prospettive a lungo termine delle aziende e che siamo sull’orlo di un fondamentale rimodellamento della finanza”. Ora tutti sanno che Biden ha messo al centro del suo programma elettorale la lotta ai cambiamenti climatici e la difesa dell’ambiente. Che strano, la Roccia Nera stava preparando la strada a Biden!

La finanza, dunque, detta la linea alla politica e non viceversa, in America come in Europa. Non potrebbe essere diversamente visto che il citato fondo d’investimento può contare un patrimonio gestito di 6,3 trilioni di dollari: una somma pari al Pil di Francia e Spagna messe insieme, quasi tre volte il nostro debito pubblico. Quindi, è l’inquilino della Casa Bianca ad aver bisogno di Fink, e non viceversa. Le porte girevoli tra la Casa Bianca e Wall Street sono la dimostrazione di quanto è stato detto.

Una Casa Bianca “Wall Street friendly”

Il quotidiano diretto dal duo Gomez-Travaglio non si limita alla cronaca ma invita caldamente Biden a non commettere lo stesso errore di Obama: “Deve essere più vicino alla gente e più lontano da Wall Street”. Peccato che nessun Presidente degli Usa sia riuscito e riuscirà a farlo. Lo stesso Donald Trump (ex sostenitore del Partito Democratico) quando mise piedi nello studio ovale ha dovuto mettere alla porta collaboratori come Bannon. La “censura” social a cui è stato sottoposto Trump è un monito per tutti. Biden, per mettersi al riparo dal fuoco amico, ha bisogno di persone di alto calibro come l’ex presidente della Federal Reserve Janet Yellen. Quest’ultima probabilmente sarà il segretario al Tesoro. Stiamo parlando di una donna che negli ultimi 2 anni ha incassato ben “7,2 milioni di dollari sotto forma di compensi per i suoi interventi agli incontri di multinazionali e grandi banche”. Ma cosa avrà mai detto di così speciale? Nulla. È solo un modo per tenerla a libro paga.

Stesso discorso per il futuro segretario d Stato Antony J. Blinken, che ha guadagnato 1,2 milioni grazie a consulenze per Facebook, Boeing oltre che per il fondo statunitense Blackstone e per la banca d’affari francese Lazard. Non è Facebook che paga per essere protetto dal governo Usa ma è l’esatto opposto. Il già citato Del Corno, però, si è dimenticato di citare miss Gina Raimondo.

Gina Raimondo e il Cfr

Il povero Biden per sicurezza non si è accontentato degli amici di BlackRock, Goldman Sachs, Barclays, Google e Facebook, ma ha cercato anche qualcuno del Cfr. Stiamo parlando del Council on Foreign Relations, ossia il think tank che orienta la politica estera americana da un secolo. I suoi membri sono sempre stati capaci di dettar legge in ogni momento storico importante. Ed ecco che entra in gioco la signora Gina. La Raimondo, che fa parte del Cfr, sarà il prossimo ministro del Commercio. In pratica tutti i dossier più delicati dal rapporto con la Cina passeranno nelle sue mani. Gina Raimondo, passata dal sindacato al venture capital, darà del filo da torcere ai cinesi. Con l’ingresso del Cfr si ricompongono i rapporti di forza della politica americana.

Trump, che aveva vinto le elezioni anche grazie a Twitter, viene espulso dallo stesso social network che aveva contribuito al suo successo. Il messaggio che parte dalla Silicon Valley, con l’imprimatur del sempiterno Cfr, è chiaro: vincere le elezioni serve solo ad essere in prima fila alle parate ufficiali. Per usare le parole di Gaber: “Io se fossi Dio, di fronte a tanta deficienza, non avrei certo la superstizione della democrazia”. Come dargli torto.

Salvatore Recupero

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3 Commenti

  1. Certo, oggi la finanza domina l’ economia e l’ economia domina la politica! In sintesi è qui la questione vitale, è giusto così? Siamo ancora a chi domina chi in questa miseria terrena…, prima Dio o gli Dei ci danno la possibilità di mangiare e poi viene il resto! La finanza deve essere l’ ultima, tutt’uno con una ricerca ponderata e semi democratica. Altrimenti è rovesciamento di verità percepibile.

  2. E lo state capendo ora, che Biden è roba di Blackrock (che è azionariata da Soros, tra i tanti)? Ma che geni, eh?

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