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Roma, 10 gen – Con l’inizio dell’anno nuovo è tempo dei primi bilanci per il settore automobilistico. Nel mese di dicembre, stando ai dati Unrae, sono state immatricolate 119.454 autovetture, il 14,95% in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Ma se si analizza l’intero 2020, in Italia sono state immatricolare 1.381.496 autovetture, ovvero il 27,98% in meno rispetto al 2019. Era da più di quarant’anni che in Italia non si immatricolavano così poche vetture.



Il settore automobilistico vale il 12% del Pil

Se l’anno appena trascorso è stato quanto meno nefasto, il 2021 non sembra aprirsi con prospettive rosee. Il proseguire dell’emergenza sanitaria e della crisi economica ad essa conseguente suggeriscono di cambiare decisamente marcia. Il settore automobilistico vale circa il 12% del Pil italiano: è necessario superare la logica degli interventi congiunturali usati per tamponare momentaneamente il problema. Piuttosto, si rendono necessari provvedimenti strutturali per sostenere l’intero comparto.

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Pensiamo ad esempio al superbonus 110%, con il quale è stato varato un grande piano di riqualificazione del patrimonio immobiliare. Dovrebbe ora varare anche un grande piano pluriennale per riqualificare il parco circolante italiano di autovetture, tenendo conto che l’auto, dopo la casa, è il secondo bene delle famiglie italiane per importanza economica.

Serve un piano di incentivi pluriennali

Sarebbe sufficiente un piano di incentivi pluriennali, a patto però che non tenga conto in via prioritaria del fattore impatto ambientale come avviene oggi. Infatti, le immatricolazioni di auto elettriche e ibride ricaricabili sono inferiori al 5% del mercato. Inoltre sono prevalentemente autovetture di fascia medio alta, non certo utilitarie popolari.

Ma per realizzare questo genere di interventi, è necessario un passo fondamentale da parte del governo: riconoscere il ruolo centrale dell’industria e del settore automobilistico nell’economia nazionale. Ci riuscirà? Difficile. D’altronde a Palazzo Chigi sembrano più interessati ai monopattini. E le recenti vicende Fca e Iveco non depongono particolarmente a favore.

Lorenzo Leoncini

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2 Commenti

  1. So bene di scrivere controcorrente per molti. Molti di quelli che credono anche nel Pil.
    Conosco e vedo ormai tante persone, in tutto il mondo, che tengono la loro vettura purtroppo meglio di una moglie (od un marito), e i risultati si vedono. Vetture bellissime, perfettamente funzionanti, accensione al primo colpo e fumo zero.
    Non c’è bisogno di produrre all’ infinito, in crescendo, prodotti che, se trattati a modo (dando pure lavoro ai tecnici), durano parecchio.
    E’ solo per questioni di accumulo di profitto che si vuol cambiare, rinnovare, criticare senza prove provate, in tempi brevissimi, direi allucinanti. Senza contare il lucro che genera il rifiuto, smaltimento e riciclo.
    Non ci sono soldi veri, oro, solo scritture su cartaccia, plastica, file… supporti da indebitamento.
    Investiamo in salute, studio per la ricerca e sviluppo e lasciamo che gli altri si scassino le corna!
    Le prove oneste si fanno solo sui piccoli numeri!! Ovvero non si coinvolge la popolazione per esaurirla.

  2. Perchè bisognerebbe “sostenere il comparto” ? Significherebbe solo drogare il mercato, gli acquisti, la produzione. Nei paesi europei ci sono già troppe auto.
    Bisogna invece decidersi ad uscire dal modello produttivista e dalla crescita indefinita.

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