Smantellare l’architettura economica della Repubblica proprio nel giorno della Festa della Repubblica: era il 2 giugno del 1992 quando, a bordo del panfilo Britannia, venne organizzato un convegno sulle privatizzazioni in Italia. Non l’unico, non il decisivo, ma di certo – almeno per il parterre degli invitati – il più noto. Di lì a poco sarebbe partita la stagione della (s)vendita: talvolta di aziende in oggettiva difficoltà e talvolta di eccellenze, in entrambi i casi spesso e volentieri a prezzi di saldo.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di giugno 2022

Draghi sul Britannia

All’incontro prese parte il gotha della finanza e dell’industria italiana, tra cui quel Mario Draghi che allora occupava lo scranno di direttore generale del ministero del Tesoro, e che sarà indiscusso protagonista del colossale processo durato per tutti gli anni Novanta. Il futuro governatore di Banca d’Italia prima e Bce dopo, approdato infine a Palazzo Chigi, tenne sul Britannia solo un’allocuzione introduttiva. Uno spaccato, per quanto breve, dello spirito che guidava la scelta di mettere a reddito l’intera struttura delle partecipate statali, fondato sull’ineluttabilità del processo che ci si apprestava a compiere in virtù del raggiungimento di due obiettivi: la riduzione del debito pubblico (che proprio in quell’anno superava la soglia psicologica del 100% del Pil) grazie agli incassi delle privatizzazioni, e la spinta alla crescita conseguente all’«aumento della produttività, con una gestione migliore o più indipendente, e a una struttura più competitiva del mercato», come spiegò l’allievo di Federico Caffè, mai così distante dagli insegnamenti di chi fu suo maestro. La missione fallì su entrambi i fronti. E non poteva essere altrimenti.

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Tra favola e realtà

Per quanto attiene al primo punto, è vero che in quegli anni il debito pubblico inizia un percorso discendente. Questo, tuttavia, non basta ad ascrivere alle privatizzazioni il merito di essere riuscite a scalfire la mole di indebitamento della pubblica amministrazione. Tanto più che il calo prosegue pure una volta terminato il grosso del lavoro: il rapporto debito-Pil continua a ridursi anche dall’inizio del nuovo millennio (scenderà al di sotto del 100% nel 2007), quando però non vi sono (quasi) più proventi dalla dismissione delle partecipate da destinare al fondo di ammortamento dei titoli di Stato. La verità deve dunque risiedere da qualche altra parte. Ad esempio nella riduzione dei…

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